“L’ obesità è il nemico evidente degli americani, che rischia di rendere assai più letale il nemico invisibile del coronavirus. L’Obesità colpisce quasi due cittadini su tre, incluso il presidente Donald  Trump, ed è uno dei fattori aggravanti che rendono letale il Covid-19”. Questo l’incipit di un articolo uscito su La Stampa il 1 aprile 2020 a firma di Paolo Mastrolilli.

Ma cosa c’entrano l’obesità e il diabete con il coronavirus? Ce lo spiega Giovanni Spera, Endocrinologo, già Professore Ordinario di Medicina Interna de La Sapienza di Roma.

Professore ci spiega il nesso? Si, partiamo col dire che se osserviamo attentamente i dati viene fuori che l’età media dei malati di Covid-19 è 70 anni e l’obesità rappresenta una fonte delle complicazioni più gravi perché spesso e volentieri è associata al  diabete e ad un indebolimento del sistema immunitario. Questo tipo di virus colpisce un pò tutti, ma provoca malattie e decessi soprattutto nelle persone anziane. Le persone anziane spesso si portano dietro un carico di patologie croniche gestite mediante farmaci e assistenza continua. Per cui è quasi automatico che ad una certa età si è più fragili dinanzi ad un’aggressione così violenta da parte del virus che adopera proprio il tramite del danno del sistema immunitario per complicare il quadro clinico. 

“Focalizzandoci su Obesità e diabete, continua Spera, possiamo affermare che ambedue sono la diretta conseguenza di uno stile di vita a lungo scorretto, caratterizzato da sedentarietà ed eccesso di alimentazione tanto da potersi identificare con un’unica definizione di Diabesità. Nei soggetti obesi e diabetici si attiva la cosiddetta “infiammazione sistemica” alla base delle fatali complicanza cardio- circolatorie ed oncologiche, ma l’infiammazione è anche il meccanismo attraverso il quale il coronavirus diventa deleterio ed è per questo che tali soggetti sono più a rischio, anche indipendentemente dall’età.  Ma rispetto ad altre patologie croniche dell’età avanzata, sia il diabete mellito tipo 2 sia l’obesità sono reversibili e una correzione di comportamento drastica può portare davvero grandi benefici”. 

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Perdere peso e farlo con l’approccio giusto può essere un inizio. Per risultati rapidi e  garantiti dalla gestione e monitoraggio di professionisti qualificati, un’accreditata alternativa alle diete tradizionali può essere un piano alimentare basato sulle diete ad apporto calorico molto basso (very low calorie diet, VLCD) che, quando concepite riducendo inizialmente prevalentemente i carboidrati rispetto a proteine e lipidi, inducono chetosi (VLCKD) e sono efficaci nella riduzione del peso in eccesso ma anche della resistenza insulinica e soprattutto, come auspicabile specie in questo caso, nel ridurre l’infiammazione sistemica. Non vedo perché non approfittarne, specie in questa fase di “sequestro” domiciliare, se tutto ciò si realizza anche grazie alla riduzione del senso di fame conseguente allo stato fisiologico di chetosi, in condizioni di benessere soggettivo ed oggettivo.

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