Nel mondo il 12% delle persone soffre di cefalea cronica, in Italia parliamo di 8 milioni di persone, in prevalenza donne. Chi ne soffre è costretto spesso e volentieri a ricorrere ad antidolorifici senza effetti nel lungo periodo. Il costo annuo stimato è di 2 mila e 600 euro a paziente, con gravi difficoltà personali e professionali. Ieri, 8 luglio è stato approvato in via definitiva dal Senato il testo unificato del disegno di legge per il riconoscimento della cefalea cronica come malattia invalidante. Grazie a questa legge la patologia avrà un riconoscimento a livello nazionale e il Sistema Sanitario Nazionale dovrà garantire un attento supporto dalla prevenzione alla diagnosi. 

La cefalea non è un mal di testa passeggero, ma una tra le malattie più invalidanti, con alti costi sociali ed economici. Con questa legge chi ne soffre potrà godere di tutele sociali e lavorative. Questo è quanto afferma Paola Boldrini, capogruppo Dem in commissione Sanità e firmataria di uno dei DDL.

Proviamo a capire di più su questa problematica e sugli studi in atto con la Dottoressa Daria Bongiovanni, dietista all’Ospedale Humanitas Gradenigo presso l’Ambulatorio associato all’Endocrinologia del Prof. Orlandi.

Intanto dottoressa, che cosa si intende con emicrania cronica?

L’Emicrania Cronica è una patologia caratterizzata da dolori alla testa spesso talmente forti da diventare insopportabili. Per definire un’emicrania “cronica” dobbiamo essere di fronte ad almeno 15 attacchi al mese (per almeno 3 mesi) di emicrania. Si tratta di una condizione clinica molto seria che richiede la prescrizione di terapie polifarmacologiche, ovvero basate sull’uso di molti farmaci diversi, usati sia a scopo profilattico che sintomatico.

Terapie che a volte possono risultare anche poco efficaci o del tutto inefficaci, anche a causa del fatto che il paziente nel tempo può sviluppare una resistenza ai farmaci e quindi il loro effetto sui sintomi dell’emicrania tende progressivamente a ridursi fino ad annullarsi completamente.

Come mai l’emicrania non va via neanche con i farmaci?

Come ogni malattia, la risposta farmacologica può essere soggettiva. In realtà l’emicrania dovrebbe andare via con i farmaci. E’ solo che non tutti i pazienti rispondono allo stesso modo. Senza contare che un paziente costretto a usare spesso i farmaci può diventarne resistente, come detto prima o, peggio rischiare sovradosaggi che possono diventare anche tossici e quindi pericolosi. Per questo ciclicamente alcuni pazienti di questo tipo vengono ricoverati in ospedale per fare il cosiddetto washing.

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In cosa consiste il washing?

E’ una terapia di ri-sensibilizzazione ai farmaci ad esempio attraverso l’uso di cortisone.

Chi sono i pazienti che soffrono di Mal di Testa o Emicrania Cronica?

Spesso donne in età lavorativa – spiega la dottoressa Daria Bongiovanni – e l’emicrania cronica è da considerarsi una patologia invalidante, che dà un dolore feroce. Confesso che facendo questo ambulatorio ho scoperto un mondo di dolore sommerso e sottovalutato che prima non conoscevo e mi ha commossa molto. E’ una patologia che non ha un metodo oggettivo/strumentale di diagnosi (come si fa a verificare che uno abbia effettivamente il mal di testa?) – e quindi è una patologia che sconta anche un mancato riconoscimento a livello sociale, per esempio. Il Mal di Testa, così come viene chiamato, semplicemente non viene riconosciuto da tutti come ciò che è, ovvero una vera e propria patologia a carattere cronico/invalidante.

Come mai avete realizzato questo studio?

Perché conosciamo bene la dieta chetogenica come strumento terapeutico e le sue potenzialità in campo neurologico, sostenute anche dalla letteratura scientifica, quindi anche come strumento contro i sintomi dell’Emicrania Cronica o Mal di Testa. I risultati dello studio, che pubblicheremo a breve, hanno confermato l’ipotesi iniziale, con risultati al di là delle nostre aspettative. 

La Dieta Chetogenica? Quella per dimagrire? Cosa c’entra?

La dieta chetogenica non serve soltanto per dimagrire. Storicamente nasce addirittura per l’epilessia, che è una sorta di “sorellina” dell’emicrania. Di recente la letteratura scientifica ha cominciato ad indagare in modo più approfondito il ruolo dei Corpi Chetonici sul sistema nervoso centrale e il loro utilizzo nella cura di varie malattie neurologiche. Anche se gli studi sono ancora pochi, i risultati sono però molto incoraggianti.

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Cosa sono i corpi chetonici? Che effetti hanno?

I Corpi Chetonici sono un carburante per il nostro corpo alternativo al Glucosio. In mancanza di Glucosio in modo prolungato, il nostro organismo inizia a sintetizzare i Corpi Chetonici a partire dai grassi (quelli dell’organismo o quelli dell’alimentazione). I Corpi Chetonici (tra cui il Beta Idrossibutirrato, che è quello prodotto in quantità maggiore) hanno una particolarità rispetto al glucosio, ovvero sono più efficienti dal punto di vista energetico.

I corpi chetonici hanno vari effetti sull’organismo: anticonvulsivanti (la dieta chetogenica nasce storicamente per curare l’epilessia), antinfiammatori, neuroregolatori, antiossidanti e anoressanti.

I corpi chetonici hanno un effetto tonico-stimolante sull’organismo. Il paziente in dieta chetogenica di solito riferisce di stare molto bene durante il trattamento e questo effetto positivo è anche riportato dalla letteratura scientifica.

E i corpi chetonici come aiutano il paziente a sbarazzarsi del Mal di Testa o della Emicrania Cronica?

L’esatto meccanismo non è ancora noto. Si sa che corpi chetonici sono molto più efficienti del glucosio, producono più molecole di ATP quando vengono utilizzati e hanno un effetto di minor spreco energetico, oltre a ridurre/regolare l’eccitabilità delle cellule del cervello.

Cosa c’entra lo spreco di energia con il mal di testa?

Il cervello emicranico viene definito dai neurologi un cervello “sprecone”, che non è capace di usare bene l’energia. I corpi chetonici vanno invece ad ottimizzare i livelli energetici fino a potenziare la sintesi mitocondriale. Questo è molto importante perché il cervello è un organo che ha elevate richieste energetiche. Anche se rappresenta solo il 2% del peso, riceve il 15% del sangue e consuma il 20% delle energie del corpo. Il Cervello ha quindi elevate capacità metaboliche (consuma molte risorse) ma è incapace di stoccare energia. Inoltre a causa del grosso lavoro che deve fare produce molte sostanze tossiche (i radicali liberi) che possono rallentare o compromettere la sua attività.

Quindi una dieta basterebbe a risolvere l’emicrania?

L’emicrania rientra in quelle malattie neurologiche dove si parla di una sregolazione della funzionalità energetica delle cellule celebrali. I corpi chetonici hanno una azione con diversi target (vedi sopra) e diminuiscono l’eccitazione delle cellule del sistema nervoso centrale (che è uno delle componenti del dolore). L’ipotesi è che avendo anche un effetto energetico di maggiore efficienza, e stimolando la biogenesi mitocondriale sul cervello che presenta dei deficit in questo tipo di meccanismi i corpi chetonici possano colmare questo deficit, facendo regredire o scomparire i sintomi dell’emicrania.

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Come avete dimostrato la vostra tesi?

Nel nostro studio abbiamo esaminato 50 pazienti normopeso con emicrania grave (fino a 30 attacchi al mese), quindi persone che non avevano bisogno di dimagrire (la dieta chetogenica è solitamente nota per quello). Quindi non abbiamo usato la VLCKD che si usa nell’obesità (Very Low Calorie Ketogenic Diet). La chetosi non dipende dall’apporto calorico della dieta ma unicamente dall’apporto di carboidrati. In questo studio abbiamo visto tante persone normopeso, con un BMI normale. E a seconda del BMI della persona abbiamo impostato delle diete chetogeniche con un apporto calorico costruito ad hoc, ma sempre con una percentuale di glucosio e carboidrati molto bassa, in grado di favorire e avviare, rapidamente, la chetogenesi e mantenerla nel tempo.

Per garantire le calorie necessarie abbiamo aumentato nella loro dieta l’apporto di grassi (anche con l’uso di MCT, grassi a corta catena che entrano immediatamente nei meccanismi di sintesi dei corpi chetonici). Per 3 mesi abbiamo seguito i pazienti e oltre l’80% ha avuto una risposta molto significativa. Fino alla scomparsa dei sintomi all’eliminazione dei farmaci. Potremmo addirittura ipotizzare che il ciclo di terapia con dieta chetogenica possa sostituire il washing cortisonico per risensibilizzare il paziente alle medicine.

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