L’artrite psoriasica (PsA) è una condizione infiammatoria cronica che colpisce le articolazioni e la pelle, spesso associata a un aumento di peso e ad altre comorbidità metaboliche. La gestione della PsA non è solo una questione di farmaci, ma richiede anche un’attenzione particolare allo stile di vita e alla dieta. Recentemente, un nuovo studio ha esplorato l’efficacia di una dieta chetogenica a bassissimo contenuto calorico (VLCKD) nei pazienti con PsA, ottenendo risultati promettenti.

Lo studio in breve. Condotto tra aprile 2022 e marzo 2023, questo studio ha coinvolto venti pazienti con PsA, tutti con un indice di massa corporea (BMI) compreso tra 27 e 35, quindi moderatamente sovrappeso o con obesità di primo grado. I pazienti hanno seguito una dieta VLCKD per nove settimane, con un monitoraggio costante da parte di un nutrizionista e di un reumatologo. L’obiettivo era valutare l’impatto di questa dieta sull’attività della malattia, sugli indici di infiammazione e sui parametri metabolici.

Perché una dieta chetogenica?

La VLCKD è una dieta altamente restrittiva, caratterizzata da un basso apporto di carboidrati e un alto consumo di grassi. Questo tipo di dieta induce uno stato di chetosi, in cui il corpo inizia a bruciare i grassi per produrre energia invece dei carboidrati. Questo processo non solo promuove la perdita di peso, ma può anche avere effetti benefici sull’infiammazione e sulla resistenza all’insulina, fattori critici nella gestione della PsA. Dopo nove settimane, i risultati sono stati sorprendenti. Tutti i partecipanti hanno mostrato una significativa riduzione del BMI, con una diminuzione media di circa 3 punti. Inoltre, sono stati osservati miglioramenti notevoli nell’attività della malattia articolare e cutanea, una riduzione del dolore riferito dai pazienti e un miglioramento della capacità lavorativa.

Leggi anche  Microbiota Intestinale: un universo con un enorme impatto sulla salute umana

Nonostante i marcatori infiammatori come CRP, ESR, IL-1, IL-6 e TNF-alfa non abbiano mostrato variazioni significative, i pazienti hanno beneficiato di un miglior profilo lipidico e di livelli di insulina più bassi. Questo suggerisce che la VLCKD può migliorare la salute metabolica anche senza alterare direttamente i marcatori infiammatori.

Le associazioni rilevanti

Lo studio ha rivelato alcune associazioni interessanti. Ad esempio, una riduzione maggiore del BMI è stata correlata a una maggiore diminuzione dell’attività della malattia secondo l’indice DAPSA. Inoltre, i pazienti con sindrome metabolica sono risultati più propensi a ridurre il BMI, il peso e la circonferenza addominale, forse a causa di una maggiore motivazione a migliorare la propria salute.

Al contrario, i pazienti con livelli elevati di IL-6 al basale hanno mostrato riduzioni minori nelle misure antropometriche, mentre livelli più alti di TNF-alfa sembrano predire migliori risultati di perdita di peso. Questo indica che i livelli di infiammazione iniziali possono influenzare la risposta alla dieta. La dieta VLCKD si è dimostrata una strategia efficace per la gestione del peso e il miglioramento dei sintomi nei pazienti con PsA. Sebbene i marcatori di infiammazione non abbiano mostrato cambiamenti significativi, la riduzione del peso e i miglioramenti metabolici suggeriscono che questa dieta può essere un valido complemento alla terapia farmacologica. Tuttavia, è importante sottolineare che una dieta così restrittiva deve essere seguita sotto stretta supervisione medica, soprattutto in pazienti con condizioni complesse come la PsA. I risultati di questo studio pilota sono promettenti, ma ulteriori ricerche sono necessarie per confermare questi effetti e per esplorare come personalizzare al meglio le diete per i pazienti con diverse caratteristiche cliniche. In conclusione, la VLCKD rappresenta una nuova frontiera nella gestione dietetica della PsA, offrendo una speranza per migliorare la qualità della vita e ridurre i sintomi attraverso interventi nutrizionali mirati.