Ozempic, Wegovy, Mounjaro: tre nomi commerciali che si sentono ormai ovunque, spesso usati come sinonimi. Non lo sono. Dietro ci sono due molecole diverse, semaglutide e tirzepatide, con meccanismi, risultati e indicazioni differenti. E in Italia, a seconda della diagnosi, cambia anche chi paga.
Tre nomi, due molecole
Ozempic e Wegovy contengono lo stesso principio attivo, la semaglutide, prodotta da Novo Nordisk. Cambiano dose e indicazione: Ozempic è autorizzato per il diabete di tipo 2, Wegovy per la gestione del peso in persone con obesità o con sovrappeso e almeno una complicanza. Mounjaro contiene invece la tirzepatide, di Eli Lilly, autorizzata sia per il diabete di tipo 2 sia per la gestione del peso.
Entrambe si somministrano con un’iniezione sottocutanea una volta alla settimana, con una dose che si aumenta gradualmente nelle prime settimane per ridurre gli effetti collaterali.
Come funzionano
La semaglutide imita il GLP-1, un ormone che l’intestino produce dopo il pasto. Stimola il pancreas a rilasciare insulina quando la glicemia sale, rallenta lo svuotamento dello stomaco e agisce sui centri cerebrali che regolano fame e sazietà. Il risultato è che si mangia meno, senza la sensazione di stare a dieta. Ne abbiamo parlato nel dettaglio in Semaglutide: come funziona davvero.
La tirzepatide fa la stessa cosa sul recettore del GLP-1 e, in più, agisce su quello del GIP, un secondo ormone intestinale coinvolto nella risposta insulinica e nel metabolismo dei grassi. Per questo viene definita un doppio agonista. È questa seconda azione a spiegare, almeno in parte, la maggiore perdita di peso osservata negli studi.
Cosa dicono gli studi
Gli studi registrativi sono stati condotti su adulti con obesità o sovrappeso senza diabete, insieme a indicazioni su dieta e attività fisica.
- Semaglutide 2,4 mg (studio STEP 1): dopo 68 settimane la perdita media di peso è stata del 14,9%, contro il 2,4% del placebo (Wilding e colleghi, New England Journal of Medicine, 2021).
- Tirzepatide (studio SURMOUNT-1): dopo 72 settimane, con la dose più alta, la perdita media è stata del 20,9% (Jastreboff e colleghi, New England Journal of Medicine, 2022).
- Il confronto diretto (studio SURMOUNT-5): è il primo studio che ha messo le due molecole una contro l’altra, alle dosi massime tollerate. Dopo 72 settimane la tirzepatide ha portato a una perdita media del 20,2%, la semaglutide del 13,7% (Aronne e colleghi, New England Journal of Medicine, 2025). Lo studio è stato finanziato da Eli Lilly, che produce la tirzepatide.
Sono medie: nella pratica la risposta varia molto da persona a persona, e una parte dei pazienti perde molto meno.
C’è poi un dato che va oltre la bilancia. Nello studio SELECT, su oltre 17.000 persone con sovrappeso o obesità e malattia cardiovascolare ma senza diabete, la semaglutide ha ridotto del 20% il rischio di infarto, ictus e morte cardiovascolare rispetto al placebo (Lincoff e colleghi, 2023).
Quando si smette
Questi farmaci funzionano finché si assumono. Nell’estensione dello studio STEP 1, un anno dopo la sospensione della semaglutide i partecipanti avevano recuperato circa due terzi del peso perso, e anche i miglioramenti di pressione e glicemia si erano in gran parte ridotti (Wilding e colleghi, Diabetes, Obesity and Metabolism, 2022). È uno dei motivi per cui le società scientifiche considerano l’obesità una malattia cronica, da trattare nel lungo periodo. Ne abbiamo scritto in Perché si riprende peso dopo semaglutide.
Effetti collaterali
Il profilo è simile per le due molecole. Secondo la guida pubblicata da AIFA nel maggio 2026, gli effetti più comuni sono gastrointestinali: nausea, vomito, diarrea, stitichezza, dolore addominale, soprattutto all’inizio e quando si aumenta la dose. Più rari ma rilevanti la pancreatite acuta, che impone la sospensione, e i disturbi della colecisti, calcoli compresi.
Per la semaglutide c’è un’avvertenza in più. Nel giugno 2025 il comitato per la farmacovigilanza dell’Agenzia europea dei medicinali ha concluso che la neuropatia ottica ischemica anteriore non arteritica (NAION), una condizione che può causare perdita della vista, è un effetto collaterale molto raro, che può riguardare fino a 1 persona su 10.000 (EMA). In caso di calo improvviso della vista bisogna rivolgersi subito al medico. Gli altri rischi sono raccolti in Semaglutide: benefici, limiti e rischi reali.
In Italia: chi li prescrive e chi paga
Per il diabete di tipo 2 Ozempic e Mounjaro sono rimborsati dal Servizio sanitario nazionale, secondo i criteri stabiliti da AIFA. Per la gestione del peso, invece, Wegovy e Mounjaro sono in classe C: il costo è interamente a carico del paziente, anche se serve comunque la prescrizione medica.
La questione è aperta. Nel settembre 2026 il presidente di AIFA, Robert Nisticò, ha detto che l’agenzia sta lavorando con le società scientifiche per definire criteri di accesso per i pazienti ad alto rischio, mentre la Società italiana dell’obesità chiede un modello simile a quello francese, dove da giugno 2026 queste terapie sono rimborsate per le forme più gravi di obesità (LaPresse).
AIFA ricorda anche un effetto collaterale che non riguarda chi assume il farmaco: l’uso senza indicazione medica, a scopo estetico, ha contribuito in passato a carenze di Ozempic per i pazienti diabetici che ne hanno bisogno.
Quale scegliere?
Non è una scelta da fare da soli. Sulla carta la tirzepatide fa perdere più peso, ma la decisione dipende dalla storia clinica, dalle altre malattie presenti, dalla tollerabilità e, oggi, anche dal costo. Nessuno dei due farmaci sostituisce alimentazione ed esercizio: negli studi sono stati usati insieme a un intervento sullo stile di vita, ed è in quella combinazione che hanno dato i risultati descritti.
Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce il parere del medico.