Un’analisi pubblicata il 12 ottobre 2026 su JAMA Neurology stima che i nuovi casi di demenza nel mondo passeranno da 11,4 milioni l’anno nel 2023 a 24,7 milioni nel 2050. Un titolo che fa paura. Ma dentro i numeri c’è anche una notizia meno cupa.
In breve. Il raddoppio previsto è soprattutto un effetto dell’invecchiamento della popolazione: siamo di più e viviamo più a lungo, e la demenza resta una malattia legata all’età. Lo studio, infatti, presuppone che il rischio per ogni fascia d’età resti quello di oggi. Ma i dati raccolti in Europa e negli Stati Uniti negli ultimi trent’anni mostrano che quel rischio può scendere, e una parte consistente dei casi è legata a fattori su cui si può intervenire. Il futuro non è scritto: dipende da quanto bene curiamo pressione, udito, movimento e relazioni, come singoli e come sistema sanitario.
Che cosa dice il nuovo studio
Il lavoro è firmato dal consorzio internazionale COSMIC, coordinato dal Centre for Healthy Brain Ageing dell’Università del New South Wales di Sydney, ed è uscito online su JAMA Neurology il 12 ottobre 2026. I ricercatori hanno messo insieme i dati individuali di 22 coorti di popolazione, cioè gruppi di persone seguite nel tempo nella vita reale, non pazienti di un ospedale: in tutto 38.418 adulti senza demenza all’inizio, in 18 Paesi o territori di sei continenti, osservati per un totale di quasi 288.000 anni-persona. In quel periodo 3.001 partecipanti hanno ricevuto una diagnosi clinica di demenza.
Il risultato principale è un numero di riferimento: standardizzando per età e sesso sulla popolazione mondiale del 2023, l’incidenza è di circa 9,7 nuovi casi ogni 1.000 anni-persona. Tradotto: su mille persone anziane seguite per un anno, quasi dieci sviluppano una demenza. Applicando gli stessi tassi alla popolazione prevista per il 2050, gli autori arrivano a circa 24,7 milioni di nuovi casi l’anno, più del doppio degli 11,4 milioni stimati per il 2023.
Due dettagli meritano attenzione. Il primo riguarda le donne: anche a parità di età, l’incidenza stimata è di 10,6 casi ogni 1.000 anni-persona nelle donne contro 8,6 negli uomini. Il secondo riguarda la geografia: nei Paesi a reddito basso e medio l’incidenza è 13,6, contro 8,3 nei Paesi ricchi. Il valore dello studio sta proprio qui: finora le stime globali si basavano soprattutto su dati di Europa e Nord America, e i Paesi meno ricchi erano poco rappresentati.
Perché i casi aumentano: l’età, prima di tutto
Per capire la proiezione bisogna guardare a quanto conta l’età. Un’analisi di sette grandi coorti europee e statunitensi, pubblicata su Neurology nel 2020, mostra che l’incidenza passa da circa 4 casi ogni 1.000 anni-persona tra i 65 e i 69 anni a circa 65 tra gli 85 e gli 89. In altre parole, il rischio annuo cresce di oltre quindici volte nell’arco di vent’anni di vita. Se aumenta il numero di ottantenni e novantenni, aumentano i casi anche se il rischio di ciascuno resta identico.
Il quadro attuale è già impegnativo. Secondo la scheda dell’Organizzazione mondiale della sanità aggiornata a luglio 2026, nel 2021 le persone con demenza nel mondo erano circa 57 milioni, oltre il 60% delle quali nei Paesi a reddito basso e medio; la demenza è la settima causa di morte a livello globale. L’OMS parlava di quasi 10 milioni di nuovi casi l’anno: la stima del consorzio COSMIC, più alta, suggerisce che il fenomeno potrebbe essere stato sottovalutato proprio nelle aree con meno dati.
E in Italia? L’Osservatorio demenze dell’Istituto superiore di sanità, nel 2023, stimava circa 1,1 milioni di persone con demenza, per il 50-60% con malattia di Alzheimer, e circa 900.000 persone con un disturbo neurocognitivo minore, cioè un calo delle funzioni cognitive che non compromette ancora l’autonomia. Le persone coinvolte direttamente o indirettamente nell’assistenza erano stimate in circa tre milioni. In un Paese tra i più longevi al mondo, la proiezione globale riguarda da vicino anche noi.
La notizia meno cupa: il rischio può scendere
La proiezione di JAMA Neurology è uno scenario a tassi costanti: descrive che cosa succederebbe se il rischio legato all’età non cambiasse. Che i tassi possano cambiare non è un’ipotesi astratta. Lo studio di Neurology del 2020, che ha seguito 49.202 persone sopra i 65 anni tra il 1988 e il 2015, ha osservato un calo dell’incidenza del 13% per decennio. Le ragioni non sono certe: tra le ipotesi avanzate dai ricercatori, interventi medici che hanno migliorato il controllo di pressione, colesterolo e infiammazione.
C’è però un dettaglio che riguarda da vicino le lettrici: in quell’analisi il calo era del 24% per decennio negli uomini e solo dell’8% nelle donne, con un margine di incertezza che arriva fino allo zero. Messo accanto al dato COSMIC sull’incidenza femminile più alta, il messaggio è che i progressi non sono stati distribuiti in modo uniforme. Le donne, inoltre, sostengono circa il 70% delle ore di assistenza alle persone con demenza, secondo l’OMS: sono in prima linea due volte, come pazienti e come caregiver.
La sintesi più autorevole sui fattori modificabili resta il rapporto 2024 della Commissione Lancet sulla demenza. Gli esperti hanno individuato 14 fattori di rischio lungo tutto l’arco della vita: bassa istruzione nella giovinezza; nella mezza età perdita dell’udito, colesterolo LDL alto, depressione, traumi cranici, sedentarietà, diabete, fumo, ipertensione, obesità e consumo eccessivo di alcol; in età avanzata isolamento sociale, inquinamento atmosferico e perdita della vista. Gli ultimi due aggiunti rispetto alle edizioni precedenti sono il colesterolo LDL e la vista. Secondo la Commissione, agire su questi fattori potrebbe prevenire o ritardare circa il 45% dei casi.
I limiti delle prove
Ogni numero di questo articolo va letto con il suo grado di certezza. Tutti gli studi citati sono studi sull’uomo, ma osservazionali: descrivono quanto spesso compare la demenza e con quali condizioni si associa, senza dimostrare da soli un rapporto di causa ed effetto.
- La proiezione al 2050 è un’ipotesi di lavoro, non una previsione: presuppone che il rischio per età e sesso resti fermo per quasi trent’anni. Se continuerà a calare, i casi saranno meno; se peggioreranno diabete e obesità, potrebbero essere di più.
- Le coorti COSMIC sono state arruolate tra il 1990 e il 2011, quindi i tassi fotografano generazioni nate in gran parte nella prima metà del Novecento. Inoltre 22 coorti non bastano a rappresentare ogni Paese.
- Il 45% della Commissione Lancet è un tetto teorico. Il calcolo presuppone che i fattori siano davvero causali e che si possano eliminare del tutto, cosa che nella realtà non accade. Inoltre i fattori si sovrappongono: chi fuma spesso si muove poco e ha la pressione alta.
- Il calo dell’incidenza nei Paesi ricchi riguarda persone di origine europea seguite in Europa e negli Stati Uniti: gli autori stessi avvertono che il risultato potrebbe non valere per la maggior parte della popolazione mondiale.
Che cosa resta incerto
Non sappiamo ancora con precisione perché le donne si ammalino più spesso anche a parità di età. Le ipotesi chiamano in causa sia fattori biologici sia fattori sociali, ma nessuna è dimostrata in modo definitivo. Non sappiamo nemmeno quanta parte del calo osservato in Europa e negli Stati Uniti sia dovuta alla medicina, all’istruzione o alle condizioni di vita in generale.
Resta aperta anche la domanda più pratica: quali interventi, applicati su larga scala, riducono davvero i casi? La Commissione Lancet stessa chiede più sperimentazioni cliniche e più studi su come portare la prevenzione nella vita delle persone. Nel frattempo, la buona notizia è che molti dei fattori individuati, come pressione, colesterolo, diabete, fumo e sedentarietà, sono già bersagli della prevenzione cardiovascolare e metabolica: non servono strumenti nuovi, serve usare meglio quelli che ci sono.
Cosa puoi fare
Nessuna di queste indicazioni garantisce di evitare la demenza, ma tutte vanno nella direzione indicata dalle prove disponibili e fanno bene anche al cuore.
- Conosci la tua pressione e, se è alta, parlane con il medico: l’ipertensione nella mezza età è tra i 14 fattori indicati dalla Commissione Lancet.
- Fai controllare udito e vista. La perdita dell’udito e quella della vista sono entrambe tra i fattori di rischio: chiedi al medico se è il caso di una valutazione specialistica.
- Muoviti ogni giorno, nel modo che ti piace e che puoi mantenere: camminare, ballare, fare le scale, lavorare in giardino.
- Tieni d’occhio glicemia e colesterolo con gli esami che il medico ti consiglia, e segui le terapie concordate.
- Non fumare e limita l’alcol.
- Coltiva le relazioni e le attività che ti tengono curioso: amici, volontariato, corsi, letture. L’isolamento è un fattore di rischio a tutti gli effetti.
- Proteggi la testa con il casco in bici e in moto, e non sottovalutare umore basso e sonno disturbato che durano a lungo: sono temi da portare al medico.
Questo articolo ha scopo divulgativo e non sostituisce il parere del medico.
Fonti
- Vella A. et al., COSMIC. Global Incidence of All-Cause Dementia: A Meta-Analysis. JAMA Neurology, online 12 ottobre 2026. DOI 10.1001/jamaneurol.2026.3540
- Wolters F.J. et al., Alzheimer Cohorts Consortium. Twenty-seven-year time trends in dementia incidence in Europe and the United States. Neurology, 2020.
- Livingston G. et al. Dementia prevention, intervention, and care: 2024 report of the Lancet standing Commission. The Lancet, 2024; 404: 572-628.
- Organizzazione mondiale della sanità. Dementia – Fact sheet, luglio 2026.
- Istituto superiore di sanità, EpiCentro. Demenze – archivio 2020-2024 (stima dell’Osservatorio demenze, settembre 2023).