Il Morbo di Alzheimer, una delle piaghe del nostro tempo. Oltre 700mila i malati in Italia, destinati a triplicare nei prossimi anni.

Come curare una malattia che ha sconfitto anche i farmaci? E’ un destino inevitabile? Forse no.

I Polifenoli sono antiossidanti naturali, si trovano nelle piante e sono molecole organiche di cui sono note le proprietà contro il declino cognitivo. La nutraceutica si interessa da molto a questo tipo di molecole naturali e agli alimenti che le contengono.

Abbiamo intervistato il professor Giovanni Scapagnini, specialista del settore, che a Bologna durante l’8° Congresso Sinut è intervenuto parlando di come i Polifenoli, che sono presenti nel vino rosso, ma anche nella Curcuma e nel Cacao, siano utili per contrastare il declino cognitivo e la malattia di Alzheimer, che da qualche tempo sta aumentando ed è considerabile una vera e propria emergenza mondiale. Un problema che in Italia riguarda ormai quasi un milione di persone tra malati e MCI, ovvero soggetti che stanno sviluppando la malattia.

Il problema più grande del morbo di Alzheimer è che i Farmaci hanno fallito. Per questo sono molti gli studiosi come Giovanni Scapagnini, professore associato di Biochimica Clinica all’Università degli Studi del Molise, che stanno analizzando soluzioni diverse, come quelle che passano per la nutraceutica, ovvero per gli alimenti naturali.

Le ricerche che il Professor Scapagnini ha presentato al congresso erano focalizzate sui Polifenoli, presenti in molti alimenti, e sul loro effetto sui pazienti affetti da declino cognitivo o da morbo di Alzheimer. I risultati delle sue ricerche hanno portato a sorprendenti conclusioni su Curcuma e Cacao, per esempio, che possono essere resi disponibili al cervello grazie a nuove tecniche farmacologiche.

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Infatti uno dei problemi principali nella cura delle malattie neurologiche è che il cervello ha una “barriera ematoencefalica” che lo protegge impedendo a Virus, Tossine e Batteri presenti nel sangue di passare. Questo involucro è fondamentale e importantissimo quando la persona è sana, ma quando la malattia (per esempio Alzheimer) colpisce proprio il cervello, è la barriera ematoencefalica l’ostacolo da superare per far arrivare i farmaci o le sostanze utili a combatterla.

Professor Scapagnini, cosa avete scoperto sui Polifenoli e sul loro rapporto con il morbo di Alzheimer?

La novità principale non è molto allegra. Il problema del prossimo futuro è un incremento continuo e quasi epidemico della malattia collegata alla demenza.

La perdita delle funzioni cognitive si sta rivelando un fenomeno molto preoccupante. Si parla di una triplicazione dei casi rispetto alla realtà attuale che è già drammatica, un milione di casi in Italia oggi, 1 anziano su 9, che nel prossimo futuro saranno 1 su 3. Quindi un problema in prospettiva molto più drammatico di quanto non sia già oggi.

E’ un problema perchè questo tipo di malattia rappresenta uno dei fallimenti della farmacologia tradizionale.

Le buone notizie arrivano dal fatto che la finestra pre clinica è sempre più definita, sempre più studiabile e su cui identificare i soggetti a rischio su cui provare ad intervenire anche con strumenti nutraceutici

La nutraceutica rappresenta una grandissima speranza nel tentativo di allontanare il più possibile l’innesco della malattia.

I polifenoli rappresentano nella nutraceutica una delle potenziali armi contro l’Alzheimer e la perdita delle funzioni cognitive.

Ho lavorato molto con il mio team di ricerca sugli effetti dei Polifenoli. Come ad esempio la curcumina, che abbiamo rivalutato proprio da quando è stato possibile aumentarne la biodisponibilità, quindi la quantità che riusciamo a far arrivare al cervello.

La curcumina attiva meccanismi di difesa, di neuroprotezione e di neurosopravvivenza e riduce la produzione di betamiloide che resta uno dei temi collegati all’eziopatogenesi della malattia di Alzheimer.

Un’altra star nel mondo dei polifenoli sta diventando il Cacao, che noi siamo abituati ad associare al Cioccolato. I polifenoli del cacao, i flavanoli, hanno un’azione estremamente rilevante nel riattivare la microcircolazione cerebrale e questo riaccende metabolicamente parti del cervello che si spengono durante la demenza. Questo è stato dimostrato più che altro in soggetti MCI, quindi affetti da un declino cognitivo lieve e progressiva che è il preludio dell’Alzheimer.

Oppure amminoacidi come la Taurina, che blocca la formazione del Betamilioide in soggetti alzheimeriani. Ma ci sono molte altre sostanze nutraceutiche legate ai polifenoli che stiamo studiando e che ci stanno dando molte speranze per il futuro.

E’ un campo pionieristico, ma confidiamo che queste sostanze possano aiutarci non tanto nella fase conclamata della malattia, quando anche i farmaci hanno fallito e i polifenoli possono fare molto poco, quanto nella fase prodromica, in ottica di prevenire il declino cognitivo.

 

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