Esiste un’alimentazione per combattere il Covid-19? Come faccio a non ingrassare e a tenere alte le difese immunitarie? Sono tante le domande che in tanti ci state ponendo durante questo periodo di quarantena da Coronavirus. 

Il Decreto del Presidente del Consiglio ci impone di essere responsabili e di restare a casa per tutelare noi e i nostri cari. Questa situazione però ha importanti conseguenze. Di fatto stare in casa con un’attività motoria ridotta comporta una significativa riduzione del fabbisogno energetico giornaliero e di conseguenza ci viene richiesta una maggior attenzione a ciò che mangiamo e come. 

Spesso ci si nutre non per bisogno, ma per ansia, stress e noia. Si ricorre al cibo per compensare e regolare emozioni negative e la conseguenza immediata può essere un considerevole aumento di peso e di grasso corporeo. 

Un eccesso di grasso, soprattutto se concentrato all’altezza dell’addome, porta ad uno squilibrio del metabolismo dei grassi e degli zuccheri che può comportare alla cosiddetta sindrome metabolica

La Sindrome metabolica  è un insieme di fattori di rischio legati a condizioni che  aumentano la possibilità di sviluppare patologie cerebro e cardiovascolari e diabete.

Il Professor Giovanni Spera, direttore editoriale di Accademia della Dieta scrive quanto segue:

La definizione di Sindrome Metabolica è abbastanza recente, è stata infatti coniata 15 anni fa grazie allo studio di un gruppo di cardiologi americani pubblicato poi sul Journal of the American Medical Association (JAMA. 2002 Jan 16;287,3:356-9 Ford E.F. et al.].). L’articolo era di fatto la conclusione di un lungo iter di ricerche cliniche ed epidemiologiche aventi come obiettivo quello di valutare quanto ed in che modo le alterazioni di livelli circolanti del colesterolo LDL (quello più aggressivo in funzione arteriosclerosi) piuttosto che del colesterolo HDL (cosiddetto colesterolo buono, lo “spazzino dell’altro) e dei trigliceridi, potessero essere considerati fattori di rischio per lo sviluppo di malattie cardiovascolari. Le conclusioni furono che in realtà il meccanismo d’innesco delle malattie cardiovascolari è molto vasto ed articolato e che il rischio non dipende solo dai livelli delle componenti lipidiche circolanti su base sia alimentare che genetica. Un ruolo importante lo gioca anche lo stile di vita in senso lato con particolare riferimento alla riduzione dell’attività fisica e all’eccessiva assunzione di cibo col conseguente accumulo di tessuto adiposo, specialmente a livello addominale. Altro fattore molto importante, tanto da essere considerato determinante, è la cosiddetta “resistenza insulinica”, ovvero la difficoltà da parte dell’organismo, non percepibile soggettivamente almeno inizialmente, di metabolizzare correttamente il glucosio. In pratica quando per i motivi più diversi, ma in genere per un po’ tutti quelli citati finora, si realizza tale condizione, l’insulina secreta dalle “insule” pancreatiche, che dovrebbe consentire l’ingresso e la funzione energetica del glucosio nelle cellule dell’organismo, non riesce più a svolgere il suo compito e viene prodotta in un inutile ed anzi dannoso eccesso.

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Come si fa a capire quando ci troviamo di fronte a un paziente che è in Sindrome Metabolica? La Sindrome Metabolica è una condizione (Sindrome etimologicamente non vuol dire Malattia) nella quale siano riscontrabili in un soggetto almeno tre indicatori / valori numerici su cinque di quelli identificati come fattori di rischio (rischio, presupposto, non patologia in atto) per le malattie cardio circolatorie e cioè l’arteriosclerosi, l’infarto del miocardio, l’ipertensione arteriosa, l’ictus, ecc.In tanti mi chiedono cosa possiamo fare contro la Sindrome Metabolica? Innanzitutto supportiamo un corretto stile di vita, unico reale ed efficace intervento  per ottenere il ridimensionamento dei parametri di rischio e di fatto impedire che una situazione di pre-malattia come la Sindrome Metabolica, evolva verso lo stato cronico e più difficilmente reversibile verso una vera e propria malattia.

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