Nel corso degli anni grazie ai numerosi studi a disposizione abbiamo capito tanto sui nemici della salute, tra questi compare senza dubbio lo zucchero. Sostanza che in passato appariva come neutra, ma che nel corso degli anni le autorità sanitarie hanno collegato a malattie cardiache, diabete di tipo 2 e obesità.

I medici e le società medico-scientifiche avvertono costantemente i consumatori di ridurne l’assunzione limitando anche il consumo di dolciumi e bevande. Un recente articolo del New York Times ha evidenziato l’effetto “truffaldino” di un certo marketing che a causa di assenza di chiarezza non consente al consumatore una reale tutela della sua salute. Alcune associazioni di consumatori statunitensi infatti hanno esortato la Food and Drug Administration a rafforzare l’applicazione delle restrizioni sull’etichettatura dei prodotti zuccherati. 

All’ente viene chiesto di definire una volta per tutte cosa significa per un prodotto essere a “basso contenuto di zuccheri aggiunti” in modo da impedire alle aziende di ingannare i consumatori facendogli acquistare cibi che contengono zuccheri più alti di quanto si aspettano.

Il problema sono le dichiarazione relative al contenuto dei nutrienti. La FDA all’inizio degli anni ’90 ha stabilito che le aziende potevano pubblicizzare i prodotti a basso apporto di grassi, colesterolo, calorie e sodio se la quantità di quei nutrienti nei loro prodotti raggiungeva determinate soglie, ma sullo zucchero non c’era preoccupazione e non sono mai state fissate delle soglie. Oggi alla luce delle problematiche venute fuori dall’abuso di questa sostanza la percezione è cambiata del tutto, anche nel consumatore, ma niente cambierà fino a quando non saranno fissate delle soglie che non consentiranno operazioni di marketing ambigue.

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Un studio recente ha esaminato milioni di acquisti nei negozi di alimentari negli Stati Uniti e ha scoperto che molti succhi di frutta che affermavano di essere a basso contenuto di zucchero, ad esempio, tendevano ad avere zuccheri aggiunti e più zucchero rispetto a succhi comparabili senza alcuna pretesa su di essi. Alcuni cereali per la colazione etichettati a basso contenuto calorico avevano più calorie rispetto ai cereali che non contenevano indicazioni caloriche. Idem per bevande sportive, energetiche, tè e caffè.

Una cosa è certa:

senza informazioni nutrizionali chiare nessuno può fare scelte sane e consapevoli.