Mal di testa, stanchezza, nausea nei primi giorni di dieta chetogenica: è la cosiddetta “keto flu”, o influenza chetogenica. Non è un’influenza e non è pericolosa di per sé, ma va riconosciuta e gestita. E per alcune persone il problema non è la keto flu, ma iniziare la dieta senza un medico.
Che cos’è e quanto dura
Con “keto flu” si indica un insieme di disturbi che compaiono nei primi giorni in cui si riducono drasticamente i carboidrati. La letteratura scientifica è ancora scarsa. Lo studio più citato ha raccolto i racconti di 101 persone su 43 forum online: i sintomi più frequenti erano mal di testa, difficoltà di concentrazione, disturbi gastrointestinali, stanchezza, nausea, capogiri e palpitazioni. Comparivano nella prima settimana, con un picco nei primi giorni, e di solito sparivano entro circa quattro settimane (Bostock e colleghi, Frontiers in Nutrition, 2020). Gli stessi autori avvertono che si tratta di testimonianze, non di misure cliniche.
Perché succede
Quando i carboidrati calano, l’organismo consuma le riserve di glicogeno, che trattengono acqua, e l’insulina scende. Il risultato è che nei primi giorni si perdono più acqua e più sodio con le urine. Disidratazione e calo dei sali minerali spiegano buona parte dei sintomi; il resto dipende dal passaggio a un diverso carburante e, spesso, dal fatto che si mangia molto meno del solito.
Cosa aiuta
- Bere a sufficienza, regolarmente durante la giornata, senza aspettare la sete.
- Non togliere il sale. Un brodo vegetale salato al giorno è un rimedio classico. Ma attenzione: chi ha la pressione alta, una malattia dei reni o un’insufficienza cardiaca non deve aumentare il sale senza parlarne con il medico.
- Verdure a foglia verde, avocado, frutta secca e semi, che portano potassio e magnesio. Gli integratori di sali minerali vanno presi solo su indicazione del medico: con alcuni farmaci, per esempio per la pressione, il potassio in eccesso è pericoloso.
- Ridurre i carboidrati in modo graduale, nell’arco di qualche giorno, invece di passare da un giorno all’altro a pochissimi grammi.
- Non tagliare anche le calorie in modo drastico. Le diete chetogeniche a bassissimo apporto calorico esistono, ma sono protocolli medici, da fare solo sotto controllo.
- Allenamenti leggeri nei primi giorni: camminate e stretching invece di sforzi intensi.
- Dormire bene, perché la stanchezza si somma ai sintomi.
Chi non deve iniziare da solo
Qui sta il punto più importante, e quello che i consigli “fai da te” di solito dimenticano. La dieta chetogenica cambia il modo in cui agiscono alcuni farmaci:
- Chi ha il diabete e usa insulina o farmaci che abbassano la glicemia, come le sulfaniluree: riducendo i carboidrati il rischio di ipoglicemia sale, e le dosi vanno riviste dal medico prima di iniziare.
- Chi assume gliflozine (inibitori di SGLT2, come dapagliflozin o empagliflozin): una dieta molto povera di carboidrati aumenta il rischio di chetoacidosi, una complicanza seria che può presentarsi anche con glicemia normale (Rajeev e Wilding, British Journal of Diabetes and Vascular Disease, 2015).
- Chi prende farmaci per la pressione o diuretici: la perdita di liquidi può far scendere troppo la pressione.
- In gravidanza e allattamento, con malattie dei reni o del fegato, o con una storia di disturbi alimentari, la dieta chetogenica va evitata o valutata con molta cautela.
Se hai il diabete di tipo 2 e ti interessa il ruolo della dieta, ne abbiamo parlato in Diabete di tipo 2: si può andare in remissione con la dieta?
Quando chiamare il medico
Se i sintomi non migliorano dopo qualche settimana, o se compaiono svenimenti, palpitazioni forti, vomito persistente, respiro affannoso o confusione, non è “solo keto flu”: bisogna sospendere la dieta e sentire subito il medico.
Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce il parere del medico.