“In Lombardia farmaci gratis per l’obesità”: così molti titoli hanno raccontato la legge approvata dal Consiglio regionale a settembre. È una notizia vera a metà. La legge c’è, è stata votata da tutti i gruppi, ed è un passo avanti nel modo in cui una Regione italiana guarda all’obesità. Ma non apre le farmacie a tutti, e su molti punti decisivi rimanda a decisioni ancora da prendere. Vediamo cosa prevede, cosa non dice e come si inserisce nel quadro nazionale ed europeo.
Cosa è stato approvato
Il 22 settembre 2026 il Consiglio regionale della Lombardia ha approvato all’unanimità il progetto di legge 127, presentato da Forza Italia: relatore Giulio Gallera, primo firmatario Jonathan Lobati (Sanità33; Il Giorno). La legge riconosce l’obesità come patologia cronica complessa, con rilevanza sanitaria e sociale, e ne disciplina prevenzione, diagnosi e cura.
Il testo applica a livello regionale la legge nazionale 149 del 2025, la cosiddetta “legge Pella”, approvata definitivamente dal Senato all’inizio di ottobre 2025, che per la prima volta in Italia ha definito l’obesità una malattia “cronica, progressiva e recidivante” (Studio Cataldi).
Le misure, una per una
Mettendo insieme le cronache del voto e le dichiarazioni dei consiglieri, i contenuti principali sono questi (Giornale di Brescia; ilBustese):
- Una rete regionale dell’obesità, organizzata secondo il modello “hub and spoke”: un centro di riferimento (hub) in ogni provincia, collegato a centri periferici (spoke) e ai servizi del territorio, cioè ospedali, medici di famiglia, pediatri di libera scelta e Case di Comunità.
- Un percorso preventivo, diagnostico, terapeutico e assistenziale dedicato, che fa del territorio il primo punto di contatto: medici di famiglia, pediatri e farmacie partecipano alla diagnosi precoce e allo screening, mentre i casi più complessi vengono seguiti da équipe multidisciplinari.
- Un tavolo regionale permanente che monitora l’andamento della malattia, aggiorna le indicazioni cliniche e ascolta associazioni di pazienti e società scientifiche.
- Le “palestre della salute”, strutture per l’attività fisica adattata, con i dati clinici registrati nel fascicolo sanitario elettronico.
- Campagne di prevenzione e percorsi formativi nelle scuole e nei luoghi di lavoro.
- I farmaci. La legge stanzia risorse per rendere gratuiti, o a costo ridotto, i farmaci contro l’obesità severa per chi ha una fragilità economica comprovata. L’accesso sarà legato all’adesione a percorsi sugli stili di vita e a un controllo medico e nutrizionale nel tempo. Per altri gruppi è previsto l’acquisto a prezzo calmierato attraverso accordi regionali.
Il consigliere Invernici ha sottolineato in aula che l’obesità non è “una semplice questione di stile di vita” ma una malattia cronica e complessa; per il Movimento 5 Stelle, Pizzichetti ha chiesto che la legge si traduca in “percorsi concreti, accessibili e uniformi” su tutto il territorio regionale (Giornale di Brescia). Gallera l’ha presentata come una prima volta in Italia sul fronte della gratuità dei farmaci (Sanità33).
Cosa la legge non dice
Qui sta il punto. Nei resoconti disponibili, la legge non indica (Torrinomedica):
- quali farmaci saranno coperti: non si fanno nomi né principi attivi, si parla genericamente di “farmaci innovativi”;
- chi avrà diritto all’accesso gratuito: “obesità severa” e “fragilità economica” sono le uniche condizioni, ma mancano le soglie di indice di massa corporea, le malattie associate richieste e i limiti di reddito;
- chi potrà prescriverli: è probabile che il ruolo centrale spetti ai centri specializzati della nuova rete, ma non è ancora stabilito;
- quando: tutto è rimandato ad atti attuativi della Regione.
C’è poi un limite che nessuna Regione può superare da sola: la rimborsabilità dei farmaci a livello nazionale la decide l’Agenzia italiana del farmaco, e la legge lombarda non la cambia. La Regione può pagare con fondi propri per alcuni pazienti, non trasformare un farmaco a carico del cittadino in un farmaco a carico del Servizio sanitario nazionale.
I numeri
Secondo i dati Istat citati dal consigliere Giuseppe Licata, in Lombardia il 43% degli adulti è in eccesso di peso: il 33% in sovrappeso e il 10% con obesità, cioè oltre 880.000 persone. Tra i bambini di 8-10 anni l’eccesso di peso supera il 25% (ilBustese).
Sulle risorse le cronache non coincidono del tutto. Licata e Il Giorno parlano di 3,3 milioni di euro nel triennio 2026-2028: 900.000 euro per prevenzione e informazione, 2,4 milioni per rafforzare i servizi e i percorsi di cura (Il Giorno). Il Giornale di Brescia indica 1,3 milioni l’anno a regime, con un costo stimato di oltre 4.100 euro l’anno per paziente per farmaci e supporto multidisciplinare (Giornale di Brescia).
Facciamo un conto semplice. Se a regime ci sono 1,3 milioni l’anno e ogni paziente costa oltre 4.100 euro, la misura può coprire circa 300 persone l’anno. Anche usando tutti i 2,4 milioni del triennio destinati ai servizi, si resta nell’ordine di qualche centinaio di pazienti. Su oltre 880.000 adulti con obesità. È un progetto pilota, utile per costruire un modello, non un accesso diffuso ai farmaci.
Per dare un’idea della distanza: a metà 2025 Il Fatto Alimentare stimava per Wegovy un costo mensile tra 220 e 380 euro a seconda del dosaggio, e per Mounjaro tra 346 e 485 euro (Il Fatto Alimentare). I prezzi cambiano spesso, ma l’ordine di grandezza è di alcune migliaia di euro l’anno a persona, solo per il farmaco.
Cosa prevede la legge nazionale
La legge 149 del 2025 è composta da sei articoli. Oltre a definire l’obesità una malattia cronica, prevede (LentePubblica):
- l’accesso a prestazioni specifiche per la diagnosi e la cura dell’obesità all’interno dei Livelli essenziali di assistenza, cioè a carico del Servizio sanitario nazionale;
- un programma nazionale di prevenzione e cura, finanziato con cifre contenute: 700.000 euro nel 2025, 800.000 nel 2026 e 1,2 milioni l’anno dal 2027, da ripartire tra le Regioni;
- un Osservatorio sull’obesità presso il ministero della Salute;
- 100.000 euro l’anno per campagne di informazione su alimentazione e attività fisica;
- iniziative nelle scuole, sostegno all’allattamento, formazione per medici e personale sanitario, e una giornata nazionale contro il body shaming il 16 maggio.
Dei farmaci, però, la legge nazionale non parla. Per vedere se e come i nuovi trattamenti entreranno tra quelli rimborsati bisogna guardare ad AIFA.
Il confronto tra AIFA e la Società italiana dell’obesità
Oggi, per la gestione del peso, Wegovy e Mounjaro sono a totale carico del paziente, anche se serve la prescrizione medica. Sono invece rimborsati per il diabete di tipo 2, secondo i criteri stabiliti da AIFA. Su come funzionano e su cosa li distingue abbiamo scritto in Ozempic, Wegovy e Mounjaro: le differenze tra semaglutide e tirzepatide.
A fine settembre, nei giorni del congresso europeo di diabetologia a Milano, il tema è diventato uno scontro pubblico (LaPresse, 30 settembre 2026). Il presidente di AIFA, Robert Nisticò, ha definito l’obesità “una malattia cronica, multifattoriale e complessa”, da affrontare con percorsi che vanno dai farmaci all’esercizio fisico, mettendo in guardia da “un uso off label, senza il monitoraggio del medico”. AIFA, ha spiegato, sta lavorando con le società scientifiche e le associazioni di pazienti per definire criteri di priorità per l’accesso ai trattamenti nei gruppi ad alto rischio, compatibili con la sostenibilità del Servizio sanitario. In un’intervista a PresaDiretta, su Rai3, ha anche sostenuto che per chi è in sovrappeso senza altre malattie lo stile di vita resta prioritario.
Il presidente della Società italiana dell’obesità, Silvio Buscemi, ha accolto l’apertura sui rimborsi come “un segnale importante”, ma ha giudicato “gravi” altre affermazioni: attribuire l’obesità a “stili di vita sbagliati”, ha detto, ripropone uno stigma che per anni ha ostacolato la cura. E ha contestato l’idea di limiti predefiniti alla durata della terapia: “La durata del trattamento deve essere stabilita dal medico”, perché la malattia è cronica.
Secondo l’Istat, in Italia l’obesità riguarda circa l’11,6% degli adulti, quasi 5,75 milioni di persone (LaPresse). È questa la cifra con cui qualsiasi decisione sui rimborsi dovrà fare i conti.
Il modello francese
La Società italiana dell’obesità indica come esempio la Francia, dove dal 15 giugno 2026 Wegovy e Mounjaro sono rimborsati per le forme più gravi. Le regole sono rigide (Service-Public.fr):
- il rimborso vale per le persone con obesità severa che sarebbero candidate alla chirurgia bariatrica: indice di massa corporea pari o superiore a 35 con malattie associate, o a 40;
- è un trattamento di seconda scelta: si accede solo se un percorso nutrizionale non ha portato a perdere almeno il 5% del peso in sei mesi, e va affiancato a dieta e attività fisica;
- la prima prescrizione spetta ai centri specializzati per l’obesità, agli ospedali universitari e agli specialisti collegati;
- l’Assicurazione malattia copre il 65% del costo, il resto può essere coperto da assicurazioni complementari o esenzioni.
Anche in Francia, insomma, il rimborso non è per tutti: è una terapia per chi ha un’obesità grave e ha già tentato altre strade, dentro un percorso specialistico. Un modello che l’Italia potrebbe imitare, ma che ha un costo e richiede centri organizzati per seguire i pazienti.
In sintesi
La legge lombarda è un segnale importante. Tratta l’obesità come una malattia e non come una colpa, costruisce una rete di cura che finora mancava e prova, per la prima volta, a pagare i farmaci a chi non potrebbe permetterseli. Ma le risorse sono limitate, i criteri non esistono ancora e il nodo dei rimborsi resta nazionale.
Chi oggi spera di avere il farmaco gratis in farmacia dovrà aspettare gli atti attuativi, e con ogni probabilità rientrerà solo se ha un’obesità grave e una situazione economica difficile. Nel frattempo, il primo passo resta lo stesso: parlarne con il medico di famiglia o rivolgersi a un centro per l’obesità, dove la terapia, farmacologica o no, può essere costruita sulla persona.
Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce il parere del medico.