Togliere l’Insulina a un diabetico. Un sogno che, per chi soffre di Diabete Mellito di Tipo 2, può diventare realtà, anche per pazienti che prendono i farmaci orali antidiabetici.

Togliere l’Insulina sembrava impossibile, laddove tutti i farmaci hanno fallito, la dieta chetogenica può vincere una battaglia importante per i malati di tutto il mondo.

L’insulina è un farmaco che, per molti, quando inizi a prenderlo non smetti più. Lo prendono i pazienti che scoprono di aver sviluppato il Diabete di Tipo 2, il Diabete Mellito

Sono in molti a chiedersi cosa sia il Diabete Mellito, il diabete di tipo II. Cosa sia realmente, intendiamo.

E’ una malattia che arriva ad un certo punto in maniera inevitabile? E’ scritta nei nostri geni? Oppure è il risultato di anni di cattiva alimentazione e di glicemia alta?

A essere convinti che il diabete sia una conseguenza di un cattivo stile di vita sono sempre più medici e specialisti, che stanno annotando la gran massa di ricerche scientifiche che si stanno accumulando e che confermano il sospetto.

E’ la cosiddetta ipotesi del Twin Circle, che vede lo sviluppo del diabete mellito come punto di arrivo di un accumulo di un eccesso calorico protratto a lungo nel tempo.

E’ da qui che sono partiti molti studi dedicati all’effetto sul metabolismo della Dieta Chetogenica, che hanno fornito dei risultati a dir poco straordinari.

“Le Very Low Calories Ketogenic Diet (VLCKD) sono sicuramente efficaci per quanto riguarda la perdita di peso e sono efficaci anche nel paziente diabetico – spiega la Dottoressa Simona Ferrero – ma nel soggetto diabetico l’effetto della Dieta Chetogenica è straordinario. Tanto straordinario da causare nella quasi totalità dei pazienti la sospensione della terapia ipoglicemizzante o la sua forte riduzione nel tempo”.

La Dottoressa Simona Ferrero è diabetologa e specialista in nutrizione e dietologia. Da anni si occupa degli effetti delle diete chetogeniche sui pazienti diabetici.

simona ferrero dieta chetogenica

Simona Ferrero, specialista in Dieta Chetogenica e Diabete

Dottoressa, come è possibile che la dieta chetogenica consenta la sospensione della terapia ipoglicemizzante per molti pazienti diabetici?

La composizione biochimica specifica della dieta, un ruolo dei corpi chetonici, forse un ruolo anche delle whey protein che vengono utilizzate nella formulazione dei prodotti sostitutivi è decisivo per mantenere il compenso glicemico.

Anche qui oltre ovviamente il miglioramento di tutti gli altri parametri metabolici, soprattutto pressione arteriosa, trigliceridi, colesterolo e peso corporeo, vi è una importante riduzione dei livelli di emoglobina glicata rispetto a una dieta a basso indice glicemico.

Come è possibile?

Il ruolo dei corpi chetonici nel trattamento è molto importante e stiamo imparando a riconoscerlo. Siamo abituati a considerarli tradizionalmente un metabolita che inibisce la fame perché è una caratteristica della dieta chetogenica.

I chetoni inibiscono il senso di appetito e questo invoglia e mantiene l’aderenza del paziente, ma di fatto il corpo chetonico ha delle funzioni che piano piano stiamo svelando e che si concentrano soprattutto nel suo effetto sui meccanismi patogenetici, soprattutto sull’insulino-resistenza e sull’inibizione dell’ossidazione, che è causa dell’infiammazione di basso grado che caratterizza questi pazienti.

Cosa succede al paziente diabetico che affronta una dieta chetogenica?

Quello che avviene nel paziente diabetico va oltre al calo ponderale.

Il compenso glicemico e il calo ponderale sono due fattori che viaggiano in un certo modo sganciati: il miglioramento del compenso glicemico è estremamente precoce. Nel giro della prima settimana / dieci giorni il paziente si ricompensa, ben prima del calo ponderale effettivo della massa grassa, che comunque avviene.

Non c’è rischio dell’effetto Yo-Yo?

Una caratteristica fondamentale per poter parlare di Low Calorie Diet è l’utilizzo di prodotti specificatamente formulati a questo scopo. I cosiddetti Alimenti Funzionali. Sono prodotti che aiutano il paziente, durante la dieta, a mantenere in equilibrio i micronutrienti.

Questo aiuta il paziente a stare bene nel periodo intensivo del trattamento e a mantenere l’aderenza alla dieta. Ovviamente il paziente deve essere seguito sempre da un medico, che ha il compito di stimolarlo a fare attività fisica. I risultati sono talmente importanti che i pazienti hanno un tasso di mantenimento molto alto, con un’aderenza psicologica alla dieta e al percorso successivo, il mantenimento, molto elevata.

 

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