Vincenzo Triggiani, 56 anni, barese, Specialista in Endocrinologia e Malattie del Ricambio e Professore di Endocrinologia presso l’Università degli Studi Aldo Moro di Bari, segretario nazionale AME 

Professor Triggiani i problemi di tiroide affliggono oltre 6 milioni di italiani. Quali sono le patologie legate al malfunzionamento di questa ghiandola?

Le malattie della tiroide sono effettivamente molto frequenti nella popolazione e possono colpire soggetti di tutte le età e di entrambi i sessi, anche se sono più frequenti nell’età medio-avanzata e nelle donne le quali sviluppano nel 10% circa dei casi un disturbo alla tiroide durante la propria vita. Frequente è poi il riscontro di alterazioni tiroidee in più componenti della stessa famiglia.

Le patologie tiroidee caratterizzate da alterazione funzionale sono l’ipotiroidismo e l’ipertiroidismo. L’ipotiroidismo, che si ha in genere quando la tiroide funziona poco a causa di una tiroidite o quando la ghiandola è stata asportata dal chirurgo, colpisce circa il 5% della popolazione italiana, con un impatto sulla salute e la qualità di vita che varia in relazione al grado di disfunzione e all’età e alla condizione del soggetto colpito, con una maggiore vulnerabilità e possibili maggiori danni se insorge in gravidanza o durante l’accrescimento. In particolare, l’ipotiroidismo congenito, che consiste in deficit dell’ormone tiroideo presente già alla nascita e che interessa circa uno ogni 2.000-4.000 neonati, è importante riconoscerlo con lo screening neonatale e trattarlo precocemente per evitare danni permanenti allo sviluppo neuropsichico e fisico del bambino. Per quanto concerne la sintomatologia, il soggetto ipotiroideo presenta in genere astenia, facile affaticabilità, stipsi, tendenza a prendere peso e in genere un rallentamento delle funzioni corporee che può in alcuni casi compromettere seriamente la salute del soggetto colpito se non si interviene facendo una corretta diagnosi ed un’adeguata terapia sostitutiva. Dato che l’ipotiroidismo è così frequente, un’ampia fascia di popolazione deve pertanto assumere terapia con ormone tiroideo e lo specialista endocrinologo deve assicurarsi, una volta fatta la diagnosi, che il paziente riceva la giusta quantità di ormone tiroideo per evitare problemi dovuti a insufficiente o, al contrario, eccessivo trattamento. 

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Nel caso dell’ipertiroidismo, cioè un eccesso di funzione della tiroide, è colpito circa l’1-2% della popolazione. Anche in tale caso sono importanti una diagnosi e una terapia precoci per i disturbi e gli effetti deleteri che l’eccesso di ormone tiroideo può provocare, in particolare a carico del cuore, soprattutto nel soggetto anziano o in chi ha già problemi cardiaci. Il soggetto ipertiroideo può presentare perdita di peso, astenia, tachicardia e disturbi del ritmo cardiaco, ansia, tremori, sudorazione, sintomi a volte più evidenti, soprattutto nel soggetto giovane, a volte meno appariscenti, come avviene nel soggetto più avanti con gli anni. La terapia è basata su farmaci antitiroidei, sulla chirurgia o l’uso dello iodio radioattivo.

Quali sono le cause dei disturbi alla tiroide?

Malattie autoimmuni come la tiroidite cronica autoimmune o la malattia di Basedow possono rispettivamente causare un ipo o un ipertiroidismo. Più raramente l’ipotiroidismo può essere l’effetto della chirurgia o di terapia con radioiodio o può essere legato a farmaci, mentre l’ipertiroidismo può dipendere a volte da noduli che funzionano troppo.

Esiste poi, ed è molto frequente, la patologia nodulare tiroidea, causata soprattutto dall’insufficiente apporto di iodio, elemento che serve a produrre l’ormone tiroideo e che è poco rappresentato negli alimenti, in particolare in alcune zone del nostro Paese. La carenza di iodio porta ad un ingrandimento della tiroide chiamato gozzo e al possibile sviluppo di noduli nel 15-20 % della popolazione italiana, interessando anche i soggetti più giovani. E’ importante a tale proposito integrare l’apporto di iodio con l’uso del sale iodato. Il riscontro di noduli tiroidei, in particolare nelle donne e nell’età medio-avanzata, è molto frequente. Nelle ultime decadi soprattutto, in relazione all’uso estensivo dell’ecografia che consente di individuare anche noduli molto piccoli e spesso insignificanti, si è assistito ad un notevole aumento del riscontro di noduli tiroidei, i quali, nella maggior parte dei casi sono di natura benigna mentre solo una piccola parte di essi corrisponde ad un tumore. Compito dello specialista endocrinologo è individuare i noduli da valutare per la possibile natura tumorale con l’agoaspirato. Si è assistito, inoltre, ad un aumento anche della frequenza dei tumori della tiroide, in molti casi rappresentati da forme localizzate e poco aggressive; tale incremento viene attribuito in parte a fattori ambientali ma anche proprio al maggiore impiego delle metodiche di indagine per immagini, soprattutto dell’ecografia. Nella maggior parte dei casi, i tumori della tiroide si possono curare con la chirurgia, a volte associata all’uso del radioiodio, consentendo in tal modo ai soggetti affetti di avere quasi sempre una speranza e una qualità di vita del tutto sovrapponibili a quella dei soggetti non affetti.

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Ci sono dei sintomi specifici che segnalano problemi alla tiroide?

Come detto, in molti casi le malattie della tiroide possono decorrere in maniera asintomatica per molto tempo. Sintomi e segni che possono accendere i riflettori sulla tiroide e portare ad eseguire indagini specifiche di laboratorio e strumentali possono essere rappresentati da ingrossamento del collo come ad esempio nel gozzo, in caso di noduli, in molte tiroiditi o nella malattia di Basedow nella quale è frequente anche l’interessamento oculare, l’aumento o al contrario la perdita di peso, alterazioni del ritmo e della frequenza del battito cardiaco, astenia, alterazioni del sonno, alterazioni a carico della pelle, stipsi o, al contrario, diarrea e l’astenia, anche se si tratta di un sintomo poco specifico che può interessare tanto l’ipo quanto l’ipertiroideo. Frequenti sono anche le alterazioni del ciclo mestruale nella donna.

C’è una relazione tra malattie della tiroide e diabete mellito?  

Le malattie della tiroide e il diabete mellito, sono le endocrinopatie di più frequente riscontro nella pratica clinica, e sono non raramente associate nello stesso soggetto. E’ importante che le tireopatie vengano diagnosticate precocemente ed eventualmente trattate perché l’ipotiroidismo può influenzare negativamente l’assetto lipidico, la tolleranza glucidica e il compenso glicemico in corso di diabete. Anche l’ipertiroidismo, d’altro canto, appare incrementare il rischio di emergenze iperglicemiche. Le conseguenze dell’associazione tra alterazioni della funzione tiroidea e diabete mellito influenzano inoltre sfavorevolmente il rischio cardiovascolare e le complicanze microangiopatiche del diabete. I trattamenti utilizzati sia per la cura del diabete che delle tireopatie possono poi influenzare reciprocamente tali condizioni. Infine, la prevalenza di gozzo multinodulare, ma non quella del carcinoma tiroideo, appare un po’ più elevata nel diabete di tipo 2.

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