Secondo l’Istituto Superiore della Sanità nel mondo più di milioni di persone soffrono di asma e le morti associate alla malattia sono circa 180mila ogni anno.

Nel nostro paese si stima che ogni anno circa 9 milioni di persone si ammalano di allergie respiratorie derivanti dalla presenza di pollini nell’aria e 4 milioni di essi sono costrette a ricorrere a cure. La malattia è più presente nelle zone mediterranee che in quelle continentali e la sua prevalenza cresce all’aumentare della temperatura media e al diminuire dell’escursione termica. Negli ultimi anni si è assistito ad un incremento molto rapido del numero di persone asmatiche e un aumento particolarmente marcato si è visto nell’area dell’ex-Germania dell’Est che ora ha un tasso di prevalenza simile a quello della Germania ovest. In totale, secondo l’Oms, sono quattro milioni i tedeschi ammalati. Ed è proprio dalla Germania, dall’Università di Bonn che arriva una interessante ricerca che mette in relazione la dieta chetogenica con i problemi di asma. Nello specifico i ricercatori tedeschi si sono chiesti

Si possono lenire i problemi di asma con un regime alimentare a basso contenuto di carboidrati?

La risposta è stata pubblicata sulla rivista scientifica Immunity ed evidenzia che secondo uno studio condotto sui topi, le cavie passate ad un tipo di regime alimentare a basso apporto di carboidrati hanno presentato una diminuzione di infiammazione del tratto respiratorio. Infatti nella specie umana, continuano i ricercatori, i pazienti asmatici reagiscono al problema dell’asma con un’importante infiammazione dei bronchi e con una maggiore produzione di muco che rende difficile la respirazione. E’ necessario tenere presente che a giocare un ruolo fondamentale in questo ambito ci sono le cellule linfoidi innate (Ilc) che in presenza di un regime chetogenico cambiano il metabolismo cellulare e generano una diminuzione dell’intensità della risposta dell’organismo agli allergeni. Non in ultimo va sottolineato che sull’incremento dell’incidenza dell’asma sembrano pesare anche elementi come l’aumento dell’obesità e il ridotto esercizio fisico.

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Questi dati ci spingono ad una riflessione ed oggi proviamo a farla con il Professor Giovanni Spera.

Professore cosa ne pensa? Come commenta questa ricerca?

L’evidenza che una dieta chetogenica possa contribuire al trattamento dell’asma si somma alle innumerevoli dimostrazioni di efficacia di questo approccio terapeutico, basato sul temporaneo ridottissimo apporto alimentare di carboidrati, per il trattamento delle più diverse patologie. Le recenti documentazioni della letteratura scientifica sono talmente numerose ed in ambiti apparentemente così diversi da rendere comprensibile a volte l’istintiva perplessità sulla loro attendibilità.

Come è possibile che un regime alimentare, per il quale è plausibile immaginare un impatto positivo per la perdita di peso o per correggere patologie metaboliche come il diabete di secondo tipo, sia in grado di interferire in maniera significativa anche con patologie le più diverse quali le Cardiomiopatie, l’Emicrania, la Sindrome dell’Ovaio Policistico, le malattie reumatiche, l’Epilessia ed ora anche l’asma? Cosa hanno in comune le diete chetogeniche, che pure sono di diverso tipo e possono essere ipo, normo o anche ipercaloriche e cosa hanno in comune quelle patologie tra di loro?

Se è evidente che le diete chetogeniche hanno in comune l’induzione dello stato di chetosi, tutte quelle patologie hanno invece in comune lo “stato infiammatorio”. I sistemi di difesa dell’organismo, in primis il sistema immunitario, utilizzano l’infiammazione come loro strumento, ma l’infiammazione è un meccanismo complesso con tutta una rete di armi quali il tessuto linfatico e le cellule linfocitarie, la miriade di citochine e mediatori chimici, che può alterarsi e divenire, come è noto, esso stesso aggressivo nei confronti dell’organismo. Una specie di “fuoco amico” che spesso è molto più pericoloso per la salute di molti agenti patogeni esterni. E’ noto da decenni che molte malattie, tra cui tutte quelle elencate in precedenza, come per esempio le coronaropatie e l’infarto del miocardio, l’emicrania e naturalmente le malattie reumatiche, non potrebbero manifestarsi senza l’intermediazione della cosiddetta “flogosi sistemica”. Anche l’aggressività, con relative complicanze, di malattie metaboliche come l’obesità o il diabete dipende dall’attivazione di uno stato infiammatorio diffuso.

Cosa ci dice di importante questo studio rispetto al tema della chetosi?

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Sta divenendo ormai evidente che la chetosi, cioè lo stato metabolico indotto dalla forte riduzione temporanea di apporto di glicidi con la dieta, con relativa produzione dei cosiddetti fisiologici corpi chetonici, ha come obiettivo principale alcuni dei meccanismi alla base dell’attivazione dell’infiammazione patologica. Questo quindi il denominatore comune che spiega l’efficacia di questo strumento di terapia dietetica in patologie così apparentemente distanti tra di loro. Certo, saranno necessari ulteriori approfondimenti, chiarimenti, valutazioni attente su sperimentazioni cliniche di ampio respiro, ma sono da attendersi anche probabili sorprendenti annunci di ulteriori potenzialità delle diete chetogeniche.

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