Che rapporto c’è tra il Covid-19 e il grasso addominale? Perché in questo momento è fondamentale il controllo del proprio BMI (Body Mass Index) e qual è l’importanza di una dieta chetogenica in questo tipo di problematiche? L’abbiamo chiesto alla Dottoressa Claudia Venturini, Medico chirurgo Specialista in Scienza dell’Alimentazione (Nutrizione Clinica) nonché Dottorato di Ricerca “Obesità e Patologie correlate” UnivPM e Dirigente Medico UOSD di Nutrizione Clinica INRCA-IRCCS Ancona.

Dottoressa Venturini le persone in sovrappeso hanno il 46% di possibilità in più di contrarre Covid-19. A spiegarlo Il Professor Giovanni Spera intervenuto nel corso della tavola rotonda ‘Alimentazione e Nutrizione ai tempi del Covid-19’, tenutasi al Welfair di  Roma.  Quali sono, Covid a parte, gli effetti del grasso viscerale sul corpo?

Il Grasso viscerale ossia il  tessuto adiposo in eccesso che si concentra a livello della cavità addominale , distribuito tra gli organi interni, rappresenta un pericolosissimo fattore di rischio per la salute. Infatti avere un eccesso di tessuto adiposo viscerale  aumenta il rischio di mortalità per patologie cardiovascolari (ipertensione, cardiopatia ischemica) , cerebrovascolari ( ictus ischemico e emorragico)   e metaboliche ( diabete mellito di tipo 2, gotta, dislipidemie).  Inoltre comprime il diaframma e limita l’escursione respiratoria contrastando l’attività dei polmoni incaricati di ossigenare il sangue con conseguenze di scarsa ossigenazione a livello cerebrale ed innalzamento dell’anidride carbonica. Per questa ragione l’eccesso di grasso  viscerale rappresenta una delle principali cause di insorgenza della  “Sindrome delle apnee ostruttive nel sonno”, nota anche come OSAS (Obstructive Sleep Apnea Syndrome), è una condizione caratterizzata da pause nella respirazione durante il sonno, con  conseguente sonnolenza post-prandiale, addormentamento e colpi di sonno oltre a dispnea da sforzo e successivamente anche a riposo.

Un’importante concetto da sottolineare è che un eccessivo accumulo di tessuto adiposo viscerale può interessare soggetti con  differenti  Indice di Massa Corporea (IMC) o Body Mass Index (BMI) , (magri ,  sovrappeso o obesi),  ed è tipico degli uomini ma si riscontra anche nelle donne, soprattutto nel post-menopausa, a causa dei cambiamenti ormonali. La distribuzione del grasso infatti è ormonodipendente , gli estrogeni (ormoni femminili) indirizzano il deposito di grasso nella sede sottocutanea mentre gli androgeni (ormoni maschili) , l’insulina ed il cortisolo permettono un accumulo viscerale.

Ne consegue che il  valore dell’ Indice di Massa Corporea (IMC) o Body Mass Index (BMI) da solo non ci consente di valutare correttamente l’entità del rischio cardiovascolare correlato al peso, perché non tiene conto del sesso e della composizione corporea. Clinicamente pertanto  si utilizzano determinati parametri antropometrici,  che risultano essere direttamente correlati all’eccesso di tessuto adiposo viscerale, come:

·        La CIRCONFERENZA DELLA VITA (in cm ) o Waist Circumference (WC) (nell’uomo > 94 cm  Rischio aumentato;   > 102 cm Rischio molto aumentato ; nella donna > 80 cm Rischio aumentato   e > 88 cm  Rischio molto aumentato).

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·          Il RAPPORTO VITA / FIANCHI detto anche WHR ( Waist Hip Ratio) Da questo rapporto è possibile identificare la distribuzione del tessuto adiposo e se l’aumento di quest’ultimo si concentrerà nella zona gluteo-femorale, in riferimento ad un individuo di tipologia “ginoide”, oppure in quella viscerale, trovandosi di fronte a un soggetto di tipologia “androide”.L’indice si calcola nel modo seguente: WHR = (Circonferenza Vita/Circonferenza Fianchi) rapporto vita-altezza (WHtR).

·         Il RAPPORTO VITA/ALTEZZA e la misura della vita in cm diviso l’altezza in metri.Tale rapporto è stato messo in relazione con i classici WHR, BMI e WC per la valutazione dei disordini metabolici quali ipertensione, dislipidemia, iperglicemia ed  iperuricemia. 

Dottoressa a chi è rivolta la dieta chetogenica e in che modo può aiutare nella perdita di peso?

Le diete chetogenetiche (KDs) sono diete ad alto contenuto di grassi, adeguate proteine, a basso contenuto di carboidrati e sono state usate principalmente per trattare l’epilessia refrattaria nei bambini fin dagli anni ’20. La VLCKD rappresenta un intervento nutrizionale che va eseguito esclusivamente sotto stretto controllo medico, in quanto  imita il digiuno attraverso una marcata restrizione dell’assunzione giornaliera di carboidrati, solitamente inferiore a 30 g/giorno (≃ 13% dell’apporto energetico totale), con un relativo aumento delle proporzioni di grassi (≃ 44%) e proteine (≃ 43%) e un apporto energetico giornaliero totale < 800 kcal, e può essere effettuato sia utilizzando cibi naturali che utilizzando preparazioni proteiche formulate ad hoc con l’aggiunta di verdure. Tuttavia, la VLCKD non deve essere considerata una dieta ad alto contenuto proteico, in quanto il suo apporto proteico giornaliero è di circa 1,2-1,5 g/kg di peso corporeo ideale.  Nel nostro paese, una Position Paper (2014) dell’Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica (ADI) ha proposto l’uso della Very Low Calory ketogenic Diet (VLCKD) come opzione terapeutica in diversi contesti clinici, tra cui obesità grave, obesità associata a comorbidità, alla malattia da steatosi epatica non alcolica (NAFLD), all’ epilessia farmaco resistente, oltre che come utile strumento per perdere peso prima della chirurgia bariatrica. Nel 2016, la VLCKD è stata anche indicata con indicazioni simili negli standard di cura dell’obesità emanati dalla Società Italiana di Obesità (SIO) e dalla stessa ADI.                                                                                                                                                             

Nel 2019 inoltre  le indicazioni all’utilizzo della VLCKD sono state ancora di più ampliate dal Consensus Statement della Società Italiana di Endocrinologia  (SIE) includendo anche l’obesità sarcopenica, alcuni tipi di obesità pediatrica, la sindrome dell’ovaio policistico, le malattie neurodegenerative ecc. Questi regimi dietetici permettono di preservare la massa corporea magra durante il dimagrimento, e hanno come scopo il raggiungimento di una rapida perdita di peso, così come potenziali benefici aggiuntivi sulla pressione sanguigna e sui livelli di glucosio e di lipidi nel siero. Uno dei grandi vantaggi di effettuare la dieta chetogenica è che, pur mangiando in quantità moderate, il paziente non sente la sensazione di fame: i corpi chetonici agiscono come potenti agenti anoressigeni, riducendo il neuropeptide cerebrale Y, mantenendo la risposta del pasto della colecistochinina (CCK) e diminuendo la circolazione del ghrelina. Ciò si traduce in una riduzione generale della fame percepita e dell’assunzione di cibo, che è uno dei meccanismi che spiegano l’efficacia della VLCKD sulla perdita di peso, così come la sua tollerabilità. Come già sottolineato, la VLCKD richiede un’adeguata supervisione medica Inoltre, i pazienti che utilizzano la VLCKD devono essere attentamente e periodicamente monitorati attraverso esami fisici (misure antropometriche, pressione sanguigna, frequenza cardiaca, ecc.) e analisi di laboratorio, per prevenire disidratazione e anomalie vitaminiche/elettrolitiche, potenzialmente dovute all’escrezione urinaria dei corpi chetonici e alla scarsa assunzione di micronutrienti. Di conseguenza, un corretto apporto di acqua (almeno 2 L di liquidi senza zucchero al giorno), vitamine / elettroliti e acidi grassi polinsaturi omega-3 sono obbligatori, soprattutto durante i periodi delle prime fasi.

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La chetogenica è consigliata anche in soggetti anziani che presentano sarcopenia?

Nel 2019 la Società Italiana di Endocrinologia (SIE) ha pubblicato Consensus Statement * sulle indicazioni all’utilizzo della VLCKD,  includendo tra queste anche l’obesità sarcopenica, le malattie neurodegenerative associate o meno a obesità sarcopenica,  l’obesità associata a steatoepatite non alcolica (NAFLS), a ipertrigliceridemia , a scompenso cardiaco cronico (NYHA I-II) , a aterosclerosi e a menopausa, tutte condizioni tipiche del soggetto anziano. Da ciò si deduce che, sempre sotto rigoroso controllo medico, la dieta chetogenica possa essere utilizzata anche in soggetti anziani con determinate alterazioni metaboliche associate ad obesità.

Per quanto riguarda l’obesità sarcopenica, vale la pena sottolineare che proprio il “ Protein Sparing” ossia il risparmio di proteine muscolari che accompagna il calo ponderale durante le diete chetogeniche, rappresenta il presupposto per preferire questa tipologia di diete in soggetti in età avanzata che necessitino di un rapido calo ponderale per migliorare ad esempio la mobilità o le capacità funzionali,  in vista di un intervento chirurgico o semplicemente per preservare il patrimonio proteico, ridurre lo stato infiammatorio e potenziare il sistema immunitario.    

*Very-low-calorie ketogenic diet (VLCKD) in the management of metabolic diseases: systematic review and consensus statement from the Italian Society of Endocrinology (SIE) (J Endocrinol Invest. 2019 Nov;42(11):1365-1386.) 

Da medico quale consiglio si sente di dare a pazienti e soggetti deboli in prossimità dell’arrivo dell’inverno? Perché sono fondamentali i macronutrienti?

L’invecchiamento della popolazione è un fenomeno emergente su scala globale. Durante il processo di invecchiamento, il soggetto va incontro a modificazioni fisiologiche che coinvolgono diversi sistemi e che comportano un declino funzionale. L’interazione tra processo di invecchiamento e una o più patologie conduce a quadri clinici spesso molto complessi. In questo contesto, l’alimentazione è tra le variabili ambientali che influenzano maggiormente lo stato di salute in età avanzata. Le carenze dietetiche, infatti, possono provocare uno stato di malnutrizione che incide negativamente oltre che sulla durata, anche sulla qualità di vita dell’anziano. Per tali ragioni è di fondamentale importanza saper valutare adeguatamente lo stato nutrizionale nei soggetti anziani. La malnutrizione in ambito geriatrico rappresenta oggi una realtà clinica endemica, spesso non diagnosticata e frequentemente non trattata. Di fondamentale importanza, pertanto, è saper valutare adeguatamente lo stato nutrizionale dei soggetti anziani in modo da poter individuare tempestivamente eventuali stati carenziali di macro o micro nutrienti (in particolar modo assetto proteico, vitamina  D,  Calcio, Zinco, Magnesio, vitamina B12, Vitamina B6 e acido folico),  da determinare l’eventuale  rischio di malnutrizione ed impostare un regime dietetico adeguato. Speciale attenzione va, inoltre, rivolta allo stato di malnutrizione per eccesso, rappresentato dall’obesità (soprattutto l’obesità osteosarcopenica estremamente diffusa nel paziente anziano, in particolar modo nella donna) e all’ osteoporosi.

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I fabbisogni nutrizionali del soggetto in età geriatrica verranno infatti calcolati a partire dalle sue condizioni fisiche e sulla base degli esami ematochimici, delle comorbidità (diebete, insufficienza renale, dislipidemie, ipertensione etc) e tenendo in considerazione anche il livello di attività fisica.Molto importante risulta la supplementazione proteica o con aminoacidi essenziali contenenti l’aminoacido ramificato leucina, per stimolare l’anabolismo muscolare e coprire i fabbisogni giornalieri di proteine che nella popolazione in età geriatrica, secondo il Position Statement del PROT-Age Study Group (J. Bauer et al. /JAMDA 14(2013) 542-559) , risulterebbero più elevati che nella popolazione.

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