In Italia oggi ci sono 43.927 medici di medicina generale diffusi su tutto il territorio nazionale. La pandemia, il quadro epidemiologico mutato e le potenzialità offerte dalle nuove tecnologie rendono sempre più urgente e necessaria la riorganizzazione dei servizi sanitari nazionali. Nel caso italiano ad emergere c’è la necessità di superare i divari territoriali e potenziare i servizi di prossimità per aiutare ed assistere il paziente anche e soprattutto in quelle fasi preliminari di insorgenza delle malattie. Individuare i problemi prima vuol dire in un qualche modo risolverli e risolverli e gestirli vuol dire migliorare la vita di un paziente, ma anche evitare dispendi nel Sistema Sanitario Nazionale. Guardiamo ad esempio il nostro rapporto con l’alimentazione. Per anni si è assistito ad una medicalizzazione dei sintomi che spesso e volentieri ha trascurato le cause. E queste cause nella maggior parte dei casi giacevano dietro stili di vita sbagliati, sbilanciati con assunzioni spropositate di cibi lavorati e carichi di zuccheri. Per anni la risposta al diabete tipo 2 è stata la “pillolina” miracolosa, ma oggi sappiamo che tutto ha poco senso se non c’è una modifica strutturale del proprio stile di vita. Ed è proprio in questa fase, ma anche prima, che diventa rilevante la presenza attenta del medico di famiglia. Primo baluardo di prevenzione e di cura quando i problemi incedono. Abbiamo parlato con la Dottoressa Monica Crisci che ha più di 1500 pazienti nell’area di Catania. 

Dottoressa qual è il ruolo della medicina generale nelle patologie di carattere metabolico?

Il medico di famiglia come si dice sempre è la prima frontiera di comprensione di un paziente. Quello che come medici possiamo fare è sicuramente captare sul nascere situazioni che possono degenerare e diventare problematiche per i pazienti. Nel caso delle malattie metaboliche è fondamentale comprendere e gestire situazioni come l’obesità, ma anche cose più “nascoste” come l’insulino-resistenza o la sindrome metabolica. 

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La sindrome metabolica è un insieme di fattori di rischio che possono aumentare la possibilità di sviluppare patologie di carattere cardiovascolare e disfunzioni metaboliche. Si fa riferimento alla parola “sindrome” perché si tratta di un complesso di sintomi causati da diversi motivi. Solitamente la sindrome metabolica si presenta come un male silenzioso: le persone che ne soffrono spesso non presentano sintomi, pur avendo un rischio alto di sviluppare condizioni come il diabete e patologie cardiovascolari.  In assenza di sintomi specifici, l’attenzione deve essere posta su fattori come ipertensione, elevati trigliceridi nel sangue, resistenza all’insulina e grasso addominale. Infatti si parla di sindrome metabolica quando vengono diagnosticati almeno tre di questi sintomi: Pressione arteriosa > 130/85 mmHg; Trigliceridi a digiuno > 150mg/dli;  Glicemia a digiuno > 100 mg/dl; Colesterolo HDL (< 40 mg/dl nelle donne e < 50 mg/dl negli uomini); Misura del girovita > 102 negli uomini e > 88 nelle donne. Maggiore è il numero di condizioni di cui si soffre e più alto sarà il rischio di sviluppare patologie cardiovascolari e metaboliche. E’ da sottolineare che il rischio di sindrome metabolica aumenta anche in relazione ad altri fattori: Avanzamento dell’età; Presenza di diabete; Conduzione di uno stile di vita sregolato; Assenza di esercizio fisico; Situazioni di accumulo di grasso sull’addome; Situazioni di resistenza insulinica. In particolare, in caso di resistenza all’insulina, il fegato non riesce più a svolgere la sua funzione di “regolazione metabolica” a causa di un eccesso di glucosio e acidi grassi, attivando così un circolo vizioso pericoloso per la salute.

Dottoressa è cambiato negli anni il peso dell’alimentazione in medicina?

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C’è stato un cambiamento importante lo ammetto. In passato durante la formazione di medicina generale il tema dell’alimentazione non veniva toccato, come se non fosse una delle cause alla base dell’insorgenza di patologie. Il paradigma nel corso degli anni è cambiato notevolmente. Io stesso mi sentivo carente nel trattare i pazienti con completezza ed è per questo che ho frequentato un Master specifico in nutrizione. 

Dottoressa cosa pensa della dieta chetogenica?

La dieta chetogenica è una scoperta costante. Contrariamente a quanto si pensa di solito non è solo un percorso per perdere peso, ma è utile per gestire il diabete tipo 2, la sindrome metabolica, l’ipertensione. In studio, anche in sinergia con altri colleghi, abbiamo visto e toccato con mano i benefici di questo percorso dietoterapico. Abbiamo trattato una quindicina di pazienti con obesità patologica  con ottimi risultati, anche se prima di affrontare un percorso di questo tipo va valutato bene anche il background sociale.

I pasti sostitutivi sono cibi pronti all’uso o con minima necessità di preparazione, preparati in porzioni e già insaporiti, dal gusto dolce o salato.  Al fine di evitare carenze nutrizionali, questi prodotti forniscono l’apporto di riferimento per la popolazione o l’adeguato apporto per gli adulti di tutti i nutrienti indispensabili, diventando indispensabili durante la dieta chetogenica. I pasti sostitutivi che sono necessari durante una dieta chetogenica o VLCD sono normo-proteici, ipolipidici e poveri di carboidrati. Le loro fonti proteiche principali sono le proteine del latte (caseine e proteine del siero del latte), le proteine della soia (anche sotto forma di proteine isolate), le proteine dell’uovo (uovo intero, albume, tuorlo).

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Avete usato anche pasti sostitutivi? 

Si, in molti casi sì. Hanno aiutato a semplificare le cose e hanno reso possibile seguire il metodo. 

Quanti dei pazienti che arrivano da lei in studio conoscono la chetogenica? 

La maggior parte non sa di cosa si tratta, quelli che conoscono il percorso, solitamente, ne hanno sentito parlare da parenti, vicini di casa che hanno ottenuto importanti risultati. Con la chetogenica si possono perdere anche 1.5 kg a settimana. Sicuramente l’effetto anoressizzante dei corpi chetonici è di grande aiuto idem l’aumento del metabolismo basale. Insomma ci sono tanti buoni motivi per seguire questa dieta, ma quello che consiglio sempre è di farlo con il sostegno di un professionista. Evitare i fai-da-te