Il 9 ottobre la rivista Immunity ha pubblicato una mappa dell’invecchiamento del sistema immunitario costruita analizzando oltre 12 milioni di cellule. È l’ultimo tassello di un filone di ricerca che promette di misurare quanto è “vecchio” il nostro corpo, al di là di quello che dice la carta d’identità. Ma che cosa misurano davvero questi orologi biologici, e quanto possiamo fidarci dei test che si comprano online?

In breve. L’età biologica è una stima statistica, non una misura diretta come la temperatura corporea. Gli strumenti migliori prevedono bene il rischio medio di gruppi di migliaia di persone; sul singolo individuo, invece, sono ancora imprecisi. Oggi servono soprattutto alla ricerca. Chi promette di dirci con esattezza “quanti anni abbiamo davvero” vende più certezza di quella che la scienza possiede.

Due persone nate lo stesso giorno

L’idea di partenza è intuitiva: due persone con la stessa data di nascita possono avere corpi in condizioni molto diverse. Il nuovo studio, guidato dalla Washington University di St. Louis con il King’s College di Londra e il Nationwide Children’s Hospital dell’Ohio, ha provato a darle una forma misurabile nel sangue. I ricercatori hanno analizzato circa 12,4 milioni di cellule immunitarie prelevate da 2.609 adulti, quasi tutti sani, tra i 20 e gli oltre 90 anni, appartenenti a otto gruppi di studio in Nord America, Regno Unito, Asia e Australia (WashU Medicine).

Nei giovani il sangue è dominato da cellule immunitarie “ingenue”, che non hanno ancora incontrato agenti specifici e restano pronte a rispondere a nuove infezioni e vaccini. Negli anziani il quadro si fa più vario: alcuni conservano un sistema immunitario equilibrato, altri accumulano cellule legate all’infiammazione. Il punto chiave è il rapporto tra due tipi di linfociti T, distinti dalla molecola che producono: il granzima K e il granzima B.

Applicando il modello ai campioni di 50.000 partecipanti della UK Biobank, seguiti per un massimo di 15 anni, gli autori hanno osservato che chi partiva da un profilo sbilanciato verso le cellule a granzima B aveva, dieci anni dopo, un rischio di morte più alto e una maggiore probabilità di sviluppare diabete di tipo 2, ipertensione, malattie del fegato e insufficienza renale (Terekhova et al., Immunity, 2026). Il gruppo sta lavorando a un esame del sangue semplice che possa segnalare questo “stress immunitario” prima dei sintomi. Per ora, però, è un risultato di ricerca: non esiste un test clinico, e un’associazione statistica non è una diagnosi.

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Gli orologi: dal DNA alle normali analisi del sangue

Il sistema immunitario è solo uno dei modi per stimare l’età biologica. I più noti sono gli “orologi epigenetici”, che leggono la metilazione del DNA: piccoli marcatori chimici che cambiano con gli anni senza alterare la sequenza genetica. La prima generazione di questi orologi era addestrata a indovinare l’età anagrafica; il salto è arrivato quando i ricercatori hanno cominciato ad addestrarli a riconoscere il rischio di malattia e di morte.

Il caso più citato è PhenoAge, sviluppato nel 2018 da Morgan Levine e colleghi. C’è un pezzo d’Italia nella sua storia: per costruirlo il gruppo ha usato i dati di InCHIANTI, lo studio sull’invecchiamento condotto in Toscana su persone tra i 21 e i 100 anni. Il risultato prevedeva mortalità, tumori, perdita di autonomia e Alzheimer meglio degli orologi precedenti (Levine et al., Aging, 2018).

Esiste anche una versione “clinica” di PhenoAge che non richiede analisi del DNA: combina l’età anagrafica con nove valori di normali esami del sangue, tra cui albumina, creatinina, glicemia, proteina C reattiva e globuli bianchi. È proprio questa versione, accessibile e poco costosa, ad aver permesso gli studi su centinaia di migliaia di persone.

Le generazioni più giovani invecchiano più in fretta?

Lo studio che ha fatto più rumore quest’anno è uscito il 22 giugno su Nature Medicine, ancora dalla Washington University. Il gruppo di Yin Cao ha analizzato oltre 154.000 adulti della UK Biobank e più di 10.000 partecipanti al programma americano All of Us, stimando l’età biologica con PhenoAge e altri indicatori, compresi alcuni specifici per singoli organi (WashU Medicine).

A parità di età, i britannici nati tra il 1965 e il 1974 mostravano un invecchiamento biologico più avanzato di quelli nati tra il 1950 e il 1954. Negli Stati Uniti lo scarto era più marcato tra i nati negli anni Novanta e quelli della fine degli anni Sessanta. Un invecchiamento più rapido era associato a un rischio maggiore dell’8% di tumori solidi a esordio precoce, cioè diagnosticati entro i 55 anni, in particolare a polmone, apparato digerente e utero. Un sistema immunitario “più vecchio” si associava al tumore precoce del polmone; un tessuto adiposo “più vecchio” a quello del colon-retto (Tian et al., Nature Medicine, 2026).

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Due avvertenze prima di allarmarsi. La prima: le differenze tra generazioni sono espresse in frazioni di deviazione standard, e gli stessi autori descrivono quella britannica come uno spostamento modesto. La seconda: è uno studio osservazionale, che mostra un’associazione ma non dimostra che l’invecchiamento accelerato causi i tumori. Le cause restano da chiarire. Il laboratorio di Cao studia da anni fattori come obesità, alterazioni del metabolismo, alcol, sedentarietà e qualità della dieta, ciascuno dei quali pesa poco da solo.

Il problema del singolo: il rumore di fondo

Ciò che funziona su 150.000 persone non funziona necessariamente su una. Nel 2022 un gruppo guidato da Albert Higgins-Chen, oggi a Yale, ha misurato più volte lo stesso campione di sangue con sei orologi epigenetici tra i più usati: i risultati differivano fino a 9 anni, solo per effetto del rumore tecnico. Con un metodo di calcolo corretto la maggior parte delle ripetizioni rientrava entro un anno e mezzo (Higgins-Chen et al., Nature Aging, 2022).

Ricercatori dello stesso laboratorio hanno poi mostrato che molti presunti effetti “ringiovanenti” di diete, farmaci o integratori misurati con questi orologi possono essere falsi positivi, e hanno proposto regole per distinguerli (preprint bioRxiv, 2024). Quando un’azienda annuncia che un suo programma ha “tolto tre anni” in otto settimane, la domanda da fare è semplice: con quale orologio, misurato quante volte, confrontato con chi?

Cosa puoi fare (e cosa non serve)

  • Non serve pagare un test dell’età biologica per sapere come stai. Il numero che restituisce non è una diagnosi, cambia da laboratorio a laboratorio e, ripetuto, può oscillare di anni.
  • Serve conoscere i propri esami di routine. Molti dei valori che entrano in PhenoAge, come glicemia, creatinina e proteina C reattiva, hanno già un significato clinico preciso: il medico li legge uno per uno, che è più utile di un unico numero riassuntivo.
  • Serve la prevenzione che già esiste: gli screening oncologici offerti dal Servizio sanitario nazionale, il controllo della pressione, del peso e del metabolismo.
  • Gli stili di vita associati negli studi a un invecchiamento più lento sono quelli noti da decenni: non fumare, muoversi con regolarità, dormire a sufficienza, mangiare in modo vario e tenere vive le relazioni. Non c’è bisogno di un orologio per cominciare.
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Gli orologi biologici sono uno strumento straordinario per capire perché invecchiamo in modo diverso e per valutare, in futuro, se un intervento rallenta davvero il processo. Il giorno in cui un esame del sangue ci dirà in modo affidabile come sta invecchiando il nostro sistema immunitario potrebbe non essere lontano. Quel giorno, però, non è oggi.

Questo articolo ha scopo divulgativo e non sostituisce il parere del medico.

Fonti

  1. Terekhova M. et al., Single-cell analyses of global cohorts outline determinants of immune aging, Immunity, 9 ottobre 2026
  2. WashU Medicine, Immune cell map uncovers how individual aging trajectories diverge, 9 ottobre 2026
  3. Tian R. et al., Biological aging and generational shifts in early-onset cancer risk, Nature Medicine, 22 giugno 2026
  4. WashU Medicine, Faster aging in younger generations linked to rise in early-onset cancer, 22 giugno 2026
  5. Levine M.E. et al., An epigenetic biomarker of aging for lifespan and healthspan, Aging, 2018
  6. Higgins-Chen A.T. et al., A computational solution for bolstering reliability of epigenetic clocks, Nature Aging, 2022
  7. When to Trust Epigenetic Clocks: Avoiding False Positives in Aging Interventions, preprint bioRxiv, 2024
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