Dieta Mediterranea e Dieta Chetogenica: uno studio dice sì e spiega il perché.

L’ultimo rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) parla di un aumento dell’incidenza dell’obesità nel 59% degli adulti europei e anche nei bambini. Oggi, quasi un bambino su tre (29% dei maschi e 27% delle femmine) è in sovrappeso o soffre di obesità. Parlare di obesità vuol dire parlare anche di uno stato di infiammazione cronica che sottende numerose comorbidità e malattie croniche legate all’obesità, come il diabete mellito di tipo 2, le dislipidemie, l’ipertensione, la sindrome dell’ovaio policistico, varie neoplasie e la sindrome delle apnee notturne, solo per citarne alcune. Quindi l’obesità, ormai appare chiaro, è tutt’altro che una questione meramente estetica, ma a preoccupare gli esperti c’è uno stato cronico di infiammazione di basso grado che genera preoccupanti esiti negativi sulla salute metabolica e cardiovascolare del paziente.

Dieta Mediterranea e Dieta Chetogenica, due tratti della stessa strada.

Agire sul problema “obesità” per prevenirlo e risolverlo, vuol dire innanzitutto prevedere un importante cambiamento degli stili di vita che porta con sé la necessità di alimentarsi in maniera corretta, sia qualitativamente che quantitativamente. A tal proposito, recentemente, diversi studi scientifici hanno chiaramente riportato l’efficacia e la sicurezza della dieta chetogenica a bassissimo contenuto calorico, definita VLCKD, sulla perdita di peso. Questa dieta consiste in una marcata restrizione giornaliera di carboidrati (solitamente meno di 30 g/die), insieme ad un relativo aumento della quantità di proteine ​​(circa il 43% dell’energia totale, restando comunque nei limiti fisiologici di assunzione) e di grassi (circa il 44% dell’energia totale). L’apporto energetico totale giornaliero rimane molto basso, intorno alle 800 kcal/giorno. Le ultime evidenze riportano un’impressionante efficacia della VLCKD nel trattamento dell’obesità, e, in generale, della maggior parte dei fattori di rischio cardiovascolare e metabolici associati al paziente con obesità. Questi benefici sono il risultato di modifiche ormonali che si verificano in corso di dieta chetogenica, caratterizzate da una riduzione dei livelli di insulina, un aumento dei livelli di glucagone e, in particolare, dalla produzione di corpi chetonici, che esercitano, per sé, vari effetti benefici e concretizzando la perdita di peso più rapida rispetto ad altre diete ipocaloriche non chetogeniche. 

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Tuttavia, alcuni pazienti hanno maggiori difficoltà a raggiungere uno stato di chetosi “efficiente” e questo porta a una minore perdita di peso. Una possibile causa potrebbe essere l’inefficacia di alcuni meccanismi enzimatici mitocondriali. In questo contesto, numerosi studi hanno dimostrato come la dieta mediterranea, grazie al contenuto in polifenoli, composti di origine vegetale e acidi grassi polinsaturi, possono migliorare il metabolismo mitocondriale, la biogenesi, e capacità antiossidante. Tali effetti sono preziosi per contrastare la disfunzione mitocondriale associata alle anomalie legate all’obesità e possono rappresentare un potenziale meccanismo di “potenziamento” dello stato di chetosi. 

Quindi, da queste premesse, il recentissimo studio coordinato dal Prof. Luigi Barrea, Professore Associato di Nutrizione Clinica e dalla Dott.ssa Giovanna Muscogiuri della Facoltà di Medicina dell’Università Federico II di Napoli, si sono chiesti se, una precedente dieta ipocalorica con alta aderenza ai dettami della Dieta mediterranea, potesse svolgere un ruolo nel determinare una maggiore efficacia della VLCKD in particolare migliorare la composizione corporea e lo stato di chetosi nutrizionale compensata. 

La risposta a quanto riporta lo studio è affermativa. 

Nello specifico – commenta il Professor Luigi Barrea–  nello studio sono state arruolate 318 donne con sovrappeso e obesità e sono state valutati i loro parametri antropometrici, la composizione corporea mediante bioimpedenziometria, e l’aderenza alla Dieta Mediterranea mediante questionario sia prima di iniziare la VLCKD che dopo la fase attiva. Alla fine dello studio è stato osservato che, le donne che avevano una maggiore aderenza alla dieta mediterranea al basale, hanno mostrato maggiori perdite di peso e in particolare di massa grassa con un maggiore aumento dell’angolo di fase, un marker indiretto di infiammazione. 

dieta keto

Gli effetti benefici della Dieta Mediterranea possono essere attribuiti agli alimenti ricchi di proprietà antinfiammatorie e antiossidanti. Inoltre è possibile ipotizzare che un’elevata aderenza alla Dieta Mediterranea possa, in parte, attenuare la disfunzione mitocondriale nelle donne con obesità, determinando una produzione più efficiente di corpi chetonici e, in parte, supportare quelle vie metaboliche dirette all’ossidazione dei grassi, portando come risultato finale un miglior assetto metabolico prima di iniziare la dieta chetogenica che è più favorevole alla perdita di peso e riduzione dell’infiammazione rispetto a quei soggetti che, partendo da una scarsa aderenza alla dieta mediterranea, hanno probabilmente una disfunzione mitocondriale che riduce il metabolismo dei grassi e, di conseguenza, lo stato di chetosi. 

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In conclusione, questo studio dimostra per la prima volta che, iniziare la dieta chetogenica da un buon pattern alimentare ricco di composti antiossidanti e antinfiammatori come quelli presenti nella dieta mediterranea, potrebbero migliorare la perdita di peso in corso di VLCKD.

Un’affermazione importante che consente di ipotizzare che un precedente intervento nutrizionale, anche di breve durata, basato proprio sulla Dieta Mediterranea, potrebbero potenziare l’efficacia della VLCKD. Un tassello importante che evidenzia sempre di più l’importanza della personalizzazione della dieta ma soprattutto la valutazione dello stato nutrizionale da parte di Specialisti in Scienza dell’Alimentazione altamente qualificati nella prescrizione e nella gestione di questa terapia dietetica. 

https://pub.mdpi-res.com/antioxidants/antioxidants-12-00018/article_deploy/html/images/antioxidants-12-00018-ag.png?1672130539

Fonte: Verde L…. and Luigi Barrea, Antioxidants 2023, 12(1), 18; https://doi.org/10.3390/antiox12010018