La gotta per secoli è stata la “malattia dei re”, quella dei banchetti a base di selvaggina e vino. Oggi è molto più democratica, e le liste di cibi vietati che girano online sono spesso più severe del necessario. Le verdure ricche di purine, per esempio, sono state assolte.
Cos’è l’acido urico e cosa c’entra la gotta
L’acido urico è il prodotto finale della demolizione delle purine, sostanze che il corpo produce da sé e che si trovano anche in molti alimenti. Quando nel sangue ce n’è troppo (iperuricemia), può cristallizzare nelle articolazioni: è la gotta, che si manifesta con attacchi improvvisi di dolore, gonfiore e arrossamento, spesso all’alluce.
Avere l’acido urico alto non significa però avere la gotta. Le linee guida dell’American College of Rheumatology (FitzGerald e colleghi, Arthritis & Rheumatology e Arthritis Care & Research, 2020) sconsigliano di iniziare farmaci che abbassano l’acido urico in chi ha valori alti ma nessun sintomo: in questi casi la scelta spetta al medico, caso per caso.
Cosa dicono gli studi: carne, pesce, verdure e latte
Lo studio più citato ha seguito per 12 anni 47.150 uomini americani, professionisti sanitari, senza gotta all’inizio; nel periodo si sono registrati 730 nuovi casi (Choi e colleghi, New England Journal of Medicine, 2004). Chi mangiava più carne aveva un rischio di gotta più alto del 41% rispetto a chi ne mangiava meno; per pesce e frutti di mare l’aumento era del 51%.
Due risultati smentiscono altrettanti luoghi comuni. Le verdure e i legumi ricchi di purine non si associavano a un aumento del rischio, e nemmeno la quantità totale di proteine. I latticini andavano anzi nella direzione opposta: chi ne consumava di più aveva un rischio più basso del 44%.
Bibite zuccherate, succhi e alcol
Un capitolo a parte riguarda il fruttosio, lo zucchero della frutta e di molte bevande dolcificate. Su 46.393 uomini seguiti per 12 anni, con 755 nuovi casi, chi beveva almeno due bibite zuccherate al giorno aveva un rischio di gotta più alto dell’85% rispetto a chi ne beveva meno di una al mese (Choi e Curhan, BMJ, 2008). Le bibite dietetiche non mostravano alcuna associazione (sui dolcificanti trovi qui cosa dicono davvero gli studi). Anche succhi di frutta e frutti molto ricchi di fruttosio, come mele e arance, si associavano a un rischio più alto, così come il consumo complessivo di fruttosio.
Per l’alcol esiste uno studio fatto su chi la gotta ce l’ha già. Su 724 persone seguite per un anno via internet, chi aveva bevuto più di 1-2 bicchieri nelle 24 ore precedenti aveva un rischio di attacco più alto del 36%, e chi ne aveva bevuti più di 2-4 del 51%, rispetto a chi non aveva bevuto (Neogi e colleghi, American Journal of Medicine, 2014). Il rischio saliva con vino, birra e superalcolici: il bicchiere di rosso non fa eccezione.
I limiti
Gli studi di Choi sono osservazionali e riguardano solo uomini, per lo più bianchi e professionisti sanitari americani: mostrano associazioni, non rapporti di causa ed effetto, e l’alimentazione era riferita con questionari. Lo studio sull’alcol, reclutato online, confronta ogni persona con se stessa in momenti diversi, un metodo utile per i fattori scatenanti, ma pur sempre basato su ciò che i partecipanti riferivano. Non a caso anche le raccomandazioni dell’American College of Rheumatology sullo stile di vita sono tutte “condizionali”, cioè basate su prove non forti: la dieta aiuta, ma da sola raramente basta a controllare una gotta già diagnosticata.
Consigli pratici
- Riduci carne rossa, frattaglie, pesce e frutti di mare, senza eliminarli per forza: conta la quantità abituale.
- Non serve rinunciare a legumi e verdure, anche quelli ricchi di purine: nello studio di Choi non aumentavano il rischio.
- Taglia bibite zuccherate e limita i succhi di frutta: la frutta intera, nelle porzioni normali, resta una buona scelta.
- Limita l’alcol, tutto, non solo la birra.
- Se sei in sovrappeso, un calo di peso è raccomandato anche dalle linee guida. Uno schema sostenibile è la dieta mediterranea, che fa bene anche a glicemia e diabete, spesso compagni di strada della gotta.
- Non contare sugli integratori di vitamina C: le linee guida americane ne sconsigliano l’aggiunta per la gotta.
Chi deve parlarne con il medico
Un’articolazione improvvisamente calda, gonfia e molto dolorosa va fatta vedere al medico, anche per escludere altre cause come un’infezione. Chi ha già avuto attacchi di gotta dovrebbe concordare con il medico se servono farmaci per abbassare l’acido urico e quale valore raggiungere. Ne parli anche chi prende un diuretico tiazidico per la pressione, come l’idroclorotiazide: per chi ha la gotta le linee guida suggeriscono, quando possibile, di valutare con il medico un’alternativa. Nessun farmaco va iniziato, sospeso o cambiato da soli.
Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce il parere del medico. Foto di copertina: engin akyurt su Unsplash.