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Dal 2018 seguiamo le ricerche italiane sulla dieta chetogenica come aiuto contro l’emicrania, a partire dall’ambulatorio dell’Ospedale Humanitas Gradenigo di Torino. In questa pagina abbiamo raccolto quello che sappiamo oggi: cosa dicono gli studi, quanto sono solidi e a chi può servire.

Quando l’emicrania diventa cronica

Si parla di emicrania cronica quando il mal di testa si presenta almeno 15 giorni al mese per più di tre mesi. Chi ne soffre usa spesso molti farmaci, preventivi e sintomatici, e una parte dei pazienti risponde poco o diventa resistente alle terapie. Dal 2020 la legge italiana riconosce la cefalea primaria cronica come malattia sociale (legge 14 luglio 2020, n. 81).

Quando la intervistammo nel 2018, la dietista Daria Bongiovanni, che segue l’ambulatorio dedicato al Gradenigo, raccontava così il primo impatto con questi pazienti: «Confesso che facendo questo ambulatorio ho scoperto un mondo di dolore sommerso e sottovalutato che prima non conoscevo».

Perché proprio la chetosi

La dieta chetogenica si usa da circa un secolo nell’epilessia resistente ai farmaci. Riducendo drasticamente i carboidrati, l’organismo produce corpi chetonici, che il cervello usa come carburante alternativo al glucosio. Le ipotesi sul perché questo possa aiutare anche nell’emicrania riguardano il metabolismo energetico dei neuroni, la loro eccitabilità e l’infiammazione. Sono ipotesi plausibili, ma il meccanismo non è ancora dimostrato.

Cosa dicono gli studi

  • Lo studio controllato più solido è italiano. Nel 2019 un gruppo coordinato da Cherubino Di Lorenzo ha confrontato, in 35 pazienti in sovrappeso con emicrania episodica, un mese di dieta chetogenica a bassissimo apporto calorico con un mese di dieta altrettanto ipocalorica ma non chetogenica, senza che i pazienti sapessero quale stavano seguendo. Con la chetogenica i giorni di emicrania si sono ridotti di quasi quattro al mese in più rispetto all’altra dieta, e il 74% dei pazienti ha dimezzato i giorni di dolore, contro l’8,6% (Nutrients, 2019). Il peso perso era simile con le due diete: il beneficio sembra legato alla chetosi, non solo al dimagrimento.
  • Nell’emicrania cronica resistente ai farmaci. Lo studio del Gradenigo, pubblicato nel 2021, ha seguito 38 pazienti per tre mesi di dieta chetogenica: i giorni di emicrania al mese sono scesi, in mediana, da 30 a 7,5 e le dosi di farmaci da 30 a 6 (Bongiovanni e colleghi, Neurological Sciences, 2021). È però uno studio senza gruppo di controllo, quindi non permette di escludere l’effetto placebo.
  • Le revisioni. Una revisione sistematica del 2025 sugli interventi dietetici nell’emicrania ha individuato tre studi randomizzati sulla dieta chetogenica: è, insieme alla dieta DASH, quella con le prove più convincenti sulla riduzione della frequenza degli attacchi, ma gli autori chiedono studi più ampi e di qualità più alta (Roldán-Ruiz e colleghi, Nutrition Reviews, 2025).
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In sintesi: i risultati sono incoraggianti e coerenti, ma vengono da studi piccoli e brevi. Non sappiamo ancora quanto durino i benefici dopo la fine della dieta né per quali pazienti funzioni meglio.

Non è una dieta da fare da soli

Negli studi la dieta chetogenica è stata usata per periodi limitati, sotto controllo di neurologi, medici e dietisti, e affiancata alle terapie, non al posto delle terapie. Oggi per la prevenzione dell’emicrania esistono anche farmaci specifici, come gli anticorpi monoclonali anti-CGRP: la scelta del percorso spetta allo specialista dei centri cefalee. La dieta chetogenica non è adatta a tutti: in gravidanza e allattamento, con alcune malattie dei reni e del fegato, con il diabete di tipo 1 o una storia di disturbi alimentari va evitata o valutata con molta cautela.

Se invece vuoi capire quali alimenti possono scatenare un attacco, ne abbiamo parlato in I cibi che fanno venire il mal di testa.

Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce il parere del medico.

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