Si chiama Luigi Barrea, pugliese di origine, lo scienziato italiano under 40 a cui è stato assegnato il più importante premio italiano per i giovani ricercatori nel campo endocrinologico e metabolico. Stiamo parlando del Premio SIE 40 della Società Italiana di Endocrinologia (SIE).

Barrea è già Professore Associato in Scienze e Tecniche Dietetiche Applicate (Settore MED/49 SSD 06/D2 – Endocrinologia, Nefrologia e Scienza dell’Alimentazione), Dottore di Ricerca in Scienze dell’Alimentazione e Nutrizione e Specialista in Scienza dell’Alimentazione presso il Centro di Eccellenza dell’obesità accreditato dalla SIO (Società Italiana per l’Obesità) e dall’EASO (Associazione Europea per lo Studio dell’Obesità) al II Policlinico di Napoli Federico II, UOC di Endocrinologia diretta da Annamaria Colao, prima donna a ricoprire la principale carica della SIE dalla fondazione della Società Scientifica, 70 anni fa.

Barrea durante l’evento ha tenuto una Lectio Magistralis sull’influenza della nutrizione sugli assi endocrini nel paziente con obesità. L’obesità infatti, nella sua patogenesi, riconosce complesse interazioni tra fattori genetici e ambientali, da cui dipendono spesso anche alterazioni delle funzioni endocrine e metaboliche e dove la nutrizione svolge un ruolo fondamentale non solo nella riduzione del peso, basta pensare anche semplicemente alla pelle. Abbiamo approfondito questo tema proprio con Barrea, nello specifico in che senso l’alimentazione può essere una soluzione a problemi, frequenti e diffusi, come la psoriasi.

La psoriasi è una malattia infiammatoria cronica della pelle che si manifesta con la comparsa di lesioni cutanee ben circoscritte delle placche, eritematose di color rossastro e ricoperte da uno squame grigio-argentee.

La psoriasi – spiega il Professor Luigi Barrea – è caratterizzata da un’accelerata proliferazione e differenziazione dei cheratinociti epidermici. Al di là delle evidenti manifestazioni cutanee, la psoriasi si associa a numerose altre comorbidità, come obesità, diabete mellito di tipo 2, dislipidemia e malattie cardiovascolari. I pazienti affetti da psoriasi mostrano spesso abitudini alimentari sbilanciate, come un maggiore apporto di grassi (soprattutto saturi) e un minore apporto di pesce o fibra alimentare (ricchi di sostanze antiossidante ed anti-infiammatorie). Tali abitudini alimentari potrebbero essere correlate all’incidenza e alla gravità della psoriasi. In questo contesto, la nutrizione gioca un ruolo importante poiché influenza sia lo sviluppo che la progressione della psoriasi da un lato, ma anche il rischio di sviluppo delle comorbidità ad essa associate, dall’altro lato. 

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Professor Luigi Barrea, che rapporto c’è tra psoriasi e dieta?

La psoriasi è una malattia della pelle, cronica, immuno-mediata con attivazione pro-infiammatoria sistemica, in cui sia fattori genetici che ambientali contribuiscono alla sua patogenesi e alla sua severità clinica. Tra i fattori di rischio ambientali (e cioè modificabili) di questa patologia, oltre al fumo di sigaretta, l’abuso di bevande alcoliche e lo stress, numerosi studi scientifici hanno riportato che anche la nutrizione gioca un ruolo importante, di per sé, sia nell’insorgenza di questa patologia che nella sua esacerbazione. In particolare, l’eccesso di peso corporeo e un’alimentazione ricca di “cibo spazzatura”, possono esacerbare le manifestazioni cliniche o addirittura scatenare la psoriasi. Inoltre, essere in sovrappeso o avere uno stato di obesità, può influenzare sia la farmacocinetica che la farmacodinamica dei farmaci utilizzati per la cura della psoriasi (soprattutto i farmaci biologici), riducendo la loro efficacia. La dieta, quindi, è il principale fattore modificabile nel trattamento della psoriasi e rappresenta uno degli interventi primari che possono influenzare la prognosi di questa patologia. 

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Prof Luigi Barrea, esiste quindi “la dieta” per il paziente con la psoriasi?

La risposta purtroppo è NO. Non esiste “la dieta per la psoriasi” ma solo dei giusti protocolli dietetici personalizzati ad ogni paziente. Sulla base degli effetti, stimolatori o regolatori di diversi alimenti sull’infiammazione e quindi sulla psoriasi, e in base alla presenza di comorbidità associate ad essa (come il diabete mellito di tipo 2, dislipidemia e l’ipertensione arteriosa) il Nutrizionista valuta quale dieta personalizzata è più efficace nel singolo paziente. Sicuramente due sono i protocolli dietetici più efficaci nel paziente con la psoriasi: la dieta Mediterranea e la dieta chetogenica. 

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La dieta Mediterranea consiste in un’elevata assunzione di alimenti vegetali quali frutta, verdura, legumi, cereali e olio extravergine d’oliva, e una ridotta assunzione di alimenti di origine animale come carni e latticini. Gli effetti positivi della dieta Mediterranea sono da attribuire prevalentemente alle elevate proporzione e varietà di alimenti che la costituiscono e che contengono sostanze ad azione antiossidante e anti-infiammatorie, come acidi grassi monoinsaturi (MUFA) nell’olio extra vergine di oliva e i polifenoli nella frutta e nella verdura. Il consumo sia di MUFA che di altri nutrienti anti-infiammatori, sono associati a una ridotta infiammazione cronica che è alla base della psoriasi. In particolare, insieme al mio gruppo di lavoro dell’Unità di Endocrinologia presso il Dipartimento di Medicina Clinica e Chirurgia dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, abbiamo riportato che maggiori livelli di acidi grassi MUFA (che corrispondono a un maggior consumo di alimenti quali olio extravergine di oliva, pesce azzurro, e noci) rappresentano un fattore predittivo della gravità della psoriasi. Inoltre, in un secondo studio, abbiamo dimostrato, per la prima volta, che, oltre ai livelli di MUFA, una maggiore aderenza alla dieta Mediterranea era associata a una ridotta severità clinica della psoriasi e che questi pazienti erano meno aderenti alla dieta Mediterranea rispetto ai soggetti di stesso peso ed età, ma senza psoriasi. 

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Con la dieta chetogenica VLCKD la psoriasi si riduce o scompare

Oltre alla dieta Mediterranea, anche la dieta chetogenica è stata suggerita come terapia dietetica nel paziente con la psoriasi. Infatti, sia la psoriasi che l’obesità condividono un certo grado di sinergia e lo stato infiammatorio cronico rappresenta la base di questo circolo vizioso. Di interesse, la dieta chetogenica a bassissimo contenuto calorico (VLCKD), attraverso la produzione di corpi chetonici, è stata associata sia a una significativa riduzione del peso corporeo che alla riduzione dello stato infiammatorio, tipico del paziente con la psoriasi. La VLCKD, attraverso la perdita di peso e la riduzione dell’infiammazione sistemica, può diminuire l’esacerbazione delle manifestazioni cliniche o addirittura può bloccare l’innesco della malattia psoriasica. Questo modello dietetico potrebbe rappresentare un potenziale trattamento di prima linea nei pazienti psoriasici con obesità.

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Prof Luigi Barrea, quali indicazioni nutrizionali consiglia ai pazienti con la psoriasi?

Sicuramente il paziente con la psoriasi deve seguire una preliminare e dettagliata valutazione dello stato nutrizionale che passi attraverso una valutazione della composizione corporea (per valutare lo stato di idratazione e stimare la massa grassa) e successivamente una anamnesi nutrizionale al fine di stilare una dieta personalizzata alle esigenze del paziente per ridurre lo stato infiammatorio, la severità clinica della psoriasi e ridurre il rischio di sviluppare comorbidità. In primis, la dieta deve essere ricca di acidi grassi MUFA e ω-3 (quindi soprattutto pesce azzurro, noci e utilizzo, in quantità fisiologiche, di olio extravergine di oliva); vitamine, sali minerali e antiossidanti (quindi almeno 5 porzioni di frutta e verdura al giorno, di stagione, nei vari colori e alternando metodi di cottura diversi per preservare al meglio le vitamine e i minerali, che sono termolabili); tanta fibra (consumando alimenti prevalentemente integrali, che agiscono sull’insulina post prandiale riducendo il rischio di picchi insulinemici che si associano a diabete mellito di tipo 2 e incremento dei processi infiammatori sistemici). Inoltre, i pazienti con la psoriasi dovrebbero evitare diversi cibi pro-infiammatori come tutte le bevande alcoliche, carne rossa e latticini molto grassi, a causa del loro alto contenuto di grassi saturi, peperoni e tutti gli alimenti ricchi in solanina, il glutine (data la maggiore prevalenza di celiachia tra i pazienti psoriasici), i grassi saturi (quelli cioè di origine animale), i carboidrati semplici e le bevande zuccherate.