Bere tè ogni giorno si associa a un rischio un po’ più basso di malattie cardiovascolari: lo dice uno studio su quasi mezzo milione di adulti cinesi. C’è però un dettaglio che vale più della quantità: la temperatura. E qualche cautela da non perdere per strada.
Lo studio: 485.934 persone seguite per nove anni
La ricerca, pubblicata il 21 ottobre sul Journal of Internal Medicine (Ye, Wang, Qu e colleghi, Journal of Internal Medicine, 2026), usa i dati della China Kadoorie Biobank, una delle più grandi coorti al mondo. I ricercatori hanno analizzato 485.934 adulti, seguiti in media per circa nove anni, durante i quali si sono registrati 14.863 nuovi casi di malattia vascolare: malattie del cuore, ictus e altre malattie cerebrovascolari, cuore polmonare e arteriopatia periferica.
Non è un esperimento: nessuno è stato assegnato a bere tè. Si è chiesto ai partecipanti quanto, quale tè e come lo bevevano, e poi si è visto chi si ammalava. È uno studio osservazionale, e questo cambia molto il modo di leggere i risultati.
I risultati: meno 11%, ma non se il tè è bollente
- Chi beveva tè abitualmente aveva un rischio di malattia vascolare più basso di circa l’11% rispetto a chi non lo beveva (hazard ratio 0,888).
- Il tè nero mostrava associazioni più coerenti del tè verde, e il tè di forza moderata era quello legato al rischio più basso.
- La quantità. Il rapporto non è lineare: tra chi beveva tè almeno una volta a settimana, il rischio stimato più basso cadeva intorno alle 6-8 tazze al giorno.
- La sorpresa. Chi beveva il tè “bollente” aveva un rischio più alto del 16% (hazard ratio 1,160), non più basso.
- Lo stile di vita pesa di più. Il rischio più basso in assoluto (hazard ratio 0,548, cioè circa il 45% in meno rispetto al gruppo di riferimento) si vedeva in chi univa tè abituale, niente fumo e molta attività fisica.
Quest’ultimo punto è il più utile: il tè sembra un pezzo di un quadro, non il quadro. Gli autori stessi, nelle conclusioni, si limitano a dire che consumo di tè e stile di vita meritano di essere studiati meglio per la salute dei vasi: una formula prudente, molto più dei titoli che ne sono nati.
I limiti, secondo gli esperti indipendenti
Il britannico Science Media Centre ha raccolto i commenti di due esperti non coinvolti nello studio (Science Media Centre, 2026). Charalampos Rallis, della Queen Mary University di Londra, osserva che i bevitori di tè erano diversi dagli altri per molti aspetti e che le analisi non tengono conto fino in fondo di dieta e reddito; ricorda inoltre che il calo è relativo, non assoluto, e che con così tanti confronti i risultati più vistosi (tè nero, tè bollente) vanno considerati esplorativi. Dell Stanford, dietista della British Heart Foundation, aggiunge che il consumo di tè è stato misurato una sola volta, che la grandezza delle tazze non era standardizzata e che lo studio è stato fatto in Cina, con abitudini diverse dalle nostre.
Entrambi sottolineano lo stesso punto: le 6-8 tazze al giorno sono un dato statistico, non una dose consigliata.
Perché la temperatura conta
Il segnale sul tè bollente non arriva dal nulla. Nel 2016 l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC, dell’OMS) ha classificato le bevande consumate a più di 65 °C come “probabilmente cancerogene” per l’uomo (gruppo 2A), per il legame con il tumore dell’esofago; il caffè e il mate a temperatura normale, invece, non sono risultati classificabili come cancerogeni (IARC/OMS, sintesi pubblicata su The Lancet Oncology, 2016).
Proprio sulla stessa coorte cinese, uno studio su 456.155 adulti tra 30 e 79 anni aveva trovato che bere tè bollente ogni giorno insieme ad almeno 15 grammi di alcol al giorno si associava a un rischio di tumore dell’esofago cinque volte più alto; nei fumatori che bevevano tè bollente ogni giorno il rischio era circa doppio (Annals of Internal Medicine, 2018). Anche qui si tratta di associazioni, ma il messaggio è coerente: il problema non è il tè, è la tazza ustionante, soprattutto se accompagnata da sigaretta e alcol (sull’alcol, vedi cosa dicono gli studi sul bicchiere al giorno).
Consigli pratici, senza tazzometro
- Lasciarlo intiepidire. Qualche minuto di attesa prima di bere è il consiglio più semplice, ed è coerente con i dati su temperatura e rischio.
- Non trasformarlo in un dolce. Le associazioni riguardano il tè, non il tè con molto zucchero o le bevande al tè zuccherate vendute in bottiglia.
- Non serve costringersi. Chi non ama il tè non ha motivo di iniziare per proteggere il cuore: fumo, movimento, pressione e sale contano molto di più (ne abbiamo parlato a proposito di sale e pressione alta).
- Ricordarsi della caffeina. Il tè ne contiene: chi è sensibile, o la limita per altri motivi, ne tenga conto come fa con il caffè (vedi il nostro articolo su caffè e salute).
Chi deve parlarne con il medico
Chi ha già una malattia cardiovascolare o aritmie e beve molto tè o caffè; chi è in gravidanza e vuole sapere quanta caffeina può assumere; chi prende farmaci e ha dubbi su possibili interazioni con grandi quantità di tè; chi ha difficoltà a deglutire o bruciore persistente dietro lo sterno, sintomi che vanno sempre fatti valutare.
Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce il parere del medico. Foto di copertina: VD Photography su Unsplash.