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Una ricerca dell’Università di Tokyo, pubblicata a settembre 2026 su npj Aging, ha dato NMN a ultrasessantacinquenni per sei mesi: il NAD+ nel sangue è salito e lì è rimasto. Peccato che nessuno degli indicatori di salute misurati si sia mosso.

In breve. Gli integratori che promettono di “ricaricare” il NAD+ (NMN, nicotinamide riboside e parenti) fanno una cosa sola in modo affidabile: aumentano la quantità di NAD+ e dei suoi derivati nel sangue. Che questo si traduca in muscoli più forti, metabolismo migliore, udito conservato o vita più lunga, nell’uomo non è stato dimostrato. Gli studi disponibili sono piccoli, brevi, spesso finanziati da chi produce la sostanza, e finora i risultati sugli esiti che contano sono per lo più nulli. Per ora è una promessa di laboratorio, non una strategia di longevità.

Perché tutti parlano di NAD+

Il NAD+ (nicotinamide adenina dinucleotide) è una molecola presente in tutte le cellule: serve a trasformare il cibo in energia e partecipa ai meccanismi di riparazione del DNA. Negli ultimi quindici anni è diventato una star della ricerca sull’invecchiamento perché, negli animali di laboratorio, i suoi livelli calano con l’età e i “precursori” che lo fanno risalire hanno dato risultati interessanti su glicemia, vasi sanguigni e declino funzionale. Il passaggio successivo, quello che interessa a noi, è più fragile: come ricorda una revisione sistematica pubblicata su Nutrients a luglio 2026, i risultati ottenuti su roditori e in provetta non possono essere considerati prove di efficacia clinica, e anche il calo del NAD+ con l’età nei diversi tessuti umani è documentato in modo ancora limitato.

Intanto il mercato non ha aspettato. Le capsule di NMN e di nicotinamide riboside sono vendute come strumenti di “anti-aging”, e accanto a loro sono comparse le flebo di NAD+ proposte in alcuni centri estetici e di benessere. Il ragionamento implicito è semplice: se il NAD+ cala con l’età, rimettiamolo dentro. Il problema è che in biologia “di più” non vuol dire automaticamente “meglio”, e l’unico modo per saperlo è misurare esiti concreti in persone vere, per un tempo sufficiente.

Un indizio a favore dell’ipotesi esiste. In uno studio giapponese su 529 ultrasessantacinquenni pubblicato su GeroScience nel 2026, chi aveva meno NAD+ nel sangue tendeva a essere più fragile. Ma è uno studio osservazionale: mostra un’associazione, non una causa. E l’associazione si indeboliva quando i ricercatori tenevano conto dell’ematocrito, cioè della quota di sangue occupata dai globuli rossi. In altre parole, il NAD+ basso potrebbe essere un segnale di salute più fragile, più che la sua origine. Gli stessi autori precisano che i dati non dicono se alzarlo ridurrebbe la fragilità.

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Cosa dicono gli studi sull’uomo

Lo studio più recente. Il trial dell’Università di Tokyo, descritto da Nutraceuticals World a settembre 2026, è randomizzato e controllato con placebo: 62 uomini e donne sani oltre i 65 anni hanno assunto per 24 settimane NMN ad alto dosaggio oppure una capsula identica senza principio attivo. L’obiettivo principale era l’udito, misurato con l’audiometria tonale (un tema che conosciamo: sentire meno è legato a una salute più fragile). Come obiettivi secondari i ricercatori hanno guardato funzione fisica, test del cammino di sei minuti, esami del sangue, microbiota intestinale e orale, età epigenetica, numero di mitocondri e qualità della vita. Risultato: il NAD+ e i metaboliti collegati sono aumentati per tutta la durata dello studio, la sostanza è stata ben tollerata, ma nessuno degli esiti di salute è cambiato in modo significativo. Lo studio è stato finanziato dall’azienda che ha fornito l’NMN.

Muscoli e forza. Una meta-analisi pubblicata a giugno 2025 sul Journal of Cachexia, Sarcopenia and Muscle ha raccolto gli studi randomizzati su NMN e nicotinamide riboside in persone con età media tra 61 e 83 anni. Per l’NMN, indice di massa muscolare, forza della presa, velocità del cammino e test della sedia non mostrano differenze significative rispetto al placebo; nemmeno forza del quadricipite e batterie di test fisici. Per la nicotinamide riboside i segnali sono contrastanti: un miglioramento nel cammino in persone con arteriopatia periferica, ma risultati peggiori in alcuni test in persone con lieve declino cognitivo. La conclusione degli autori è netta: le prove attuali non sostengono questi integratori per preservare massa e funzione muscolare dopo i 60 anni. Chi cerca muscoli più forti farebbe meglio a guardare altrove, per esempio a come frenare il calo della forma fisica con l’allenamento.

Metabolismo e sicurezza. La già citata revisione su Nutrients (luglio 2026) ha messo insieme 15 studi randomizzati sull’NMN, con durate da due settimane a sei mesi. Peso, indice di massa corporea, glicemia a digiuno, emoglobina glicata, colesterolo e trigliceridi: nessun effetto significativo. Due soli segnali, che gli stessi autori definiscono preliminari: un lieve calo della pressione minima (un esito che non era l’obiettivo principale nella maggior parte degli studi) e una tendenza non significativa sulla resistenza all’insulina, quest’ultima con un grado di certezza molto basso. Sul fronte della sicurezza la notizia è rassicurante, nei limiti dei dati: nel breve periodo l’NMN non ha aumentato gli effetti avversi né alterato gli enzimi del fegato. Gli autori, però, avvertono che campioni piccoli e durate brevi non permettono di escludere rischi rari o tardivi.

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Il primo entusiasmo. Vale la pena ricordare da dove si era partiti. Un piccolo studio pubblicato su npj Aging nel 2022, su uomini anziani sani trattati per 6 o 12 settimane, aveva trovato un aumento del NAD+ nel sangue e miglioramenti “nominali” nella velocità del cammino e nella forza della presa di una mano, senza effetti sulla composizione corporea. Gli autori stessi chiedevano studi più ampi. Quei segnali, nelle analisi successive che mettono insieme più studi, non hanno retto.

I limiti delle prove

Il quadro ha alcune debolezze ricorrenti, che conviene conoscere prima di leggere qualunque titolo entusiasta.

  • Numeri piccoli. Gli studi coinvolgono di solito poche decine di persone: abbastanza per vedere se una molecola sale nel sangue, troppo poco per cogliere effetti modesti su salute e malattie.
  • Tempi brevi. Da qualche settimana a sei mesi. L’invecchiamento si misura in decenni, e nessuno studio ha valutato esiti come fratture, malattie cardiovascolari, demenza o mortalità.
  • Il marcatore non è l’esito. Alzare il NAD+ nel sangue è un risultato di laboratorio. Non dice quanto ne arrivi davvero nei muscoli, nel cervello o nell’orecchio interno, e soprattutto non dice se serva.
  • Conflitti di interesse. Diversi trial sono finanziati da aziende che producono o commercializzano i precursori. Non rende i dati falsi, ma è un motivo in più per aspettare conferme indipendenti.
  • Popolazioni diverse. Le revisioni mescolano persone sane, anziani, persone con prediabete o diabete, ipertesi: è difficile capire a chi, eventualmente, servirebbe.

C’è poi una questione di regole. La revisione su Nutrients ricorda che l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha valutato la sicurezza dell’NMN come integratore per gli adulti entro limiti precisi, escludendo gravidanza e allattamento; un parere sulla sicurezza, però, non è una prova di efficacia. Gli stessi autori scrivono che i loro risultati non giustificano l’uso dell’NMN per curare obesità, diabete, fegato grasso, colesterolo alto o ipertensione.

Cosa resta incerto

Non sappiamo se esistano persone che potrebbero trarne beneficio, per esempio chi parte da livelli di NAD+ particolarmente bassi: è una delle domande che gli autori della meta-analisi sul muscolo indicano per la ricerca futura, insieme alla dose e alla combinazione con altri interventi come l’esercizio. Non sappiamo nemmeno quali siano gli effetti di un’assunzione protratta per anni. E non sappiamo se il NAD+ nel sangue sia la misura giusta: potrebbe essere un po’ come guardare il livello del serbatoio senza sapere se il motore lo usa.

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Anche la promessa più di moda, quella di “abbassare l’età biologica”, per ora non regge: nel trial giapponese di sei mesi l’età epigenetica non è cambiata. Su questi orologi, del resto, c’è ancora molto da chiarire, come abbiamo raccontato parlando di cosa misurano davvero gli orologi dell’invecchiamento.

Il verdetto, con il grado di certezza dichiarato: sull’uomo abbiamo prove moderate che questi precursori aumentano il NAD+ nel sangue e sono ben tollerati nel breve periodo; prove deboli o assenti che migliorino muscoli, metabolismo, udito o età biologica; nessuna prova che allunghino la vita. Gli effetti più interessanti restano, finora, quelli osservati negli animali.

Cosa puoi fare

  • Davanti a un prodotto “anti-aging”, chiediti quale esito sia stato misurato: un valore nel sangue o qualcosa che senti e vivi, come forza, autonomia, memoria?
  • Diffida delle promesse costruite su studi su topi o cellule e di quelle che citano un solo trial, magari finanziato da chi vende.
  • Se stai pensando a un integratore o a una flebo, parlane prima con il tuo medico, soprattutto se prendi farmaci o hai una malattia cronica.
  • Investi su ciò che ha prove solide per invecchiare meglio: attività fisica regolare con esercizi di forza, un’alimentazione varia di tipo mediterraneo, sonno sufficiente, niente fumo, relazioni sociali e controlli periodici di pressione, glicemia, vista e udito.

Questo articolo ha scopo divulgativo e non sostituisce il parere del medico. Foto di laura adai su Unsplash.

Fonti

  1. Yang W. et al. Safety and Metabolism-Related Outcomes of Oral Nicotinamide Mononucleotide Supplementation in Adults: A Systematic Review and Meta-Analysis. Nutrients, 2026; 18(14):2251
  2. Prokopidis K. et al. The Effect of Nicotinamide Mononucleotide and Riboside on Skeletal Muscle Mass and Function: A Systematic Review and Meta-Analysis. J Cachexia Sarcopenia Muscle, 2025 (doi:10.1002/jcsm.13799)
  3. Igarashi M. et al. Chronic nicotinamide mononucleotide supplementation elevates blood NAD levels and alters muscle function in healthy older men. npj Aging, 2022
  4. Nutraceuticals World, 28 settembre 2026: resoconto del trial di 24 settimane dell’Università di Tokyo pubblicato su npj Aging
  5. NutraIngredients, 7 ottobre 2026: resoconto dello studio di Shida T. et al., GeroScience 2026 (doi:10.1007/s11357-026-02545-9)
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