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Chi prende un farmaco della famiglia di Ozempic o Mounjaro passerebbe meno spesso dal prediabete al diabete rispetto a chi prende metformina, con meno infarti e ictus. Lo sostiene uno studio presentato al congresso dell’American Heart Association. Il dato fa notizia, ma è un abstract osservazionale: vediamo cosa dimostra e cosa no.

Cos’è il prediabete e perché se ne parla

Si parla di prediabete quando la glicemia o l’emoglobina glicata sono più alte del normale ma non ancora nella zona del diabete di tipo 2. Non è una malattia in sé, è un segnale di rischio: una parte delle persone, negli anni, arriva al diabete. Il riferimento classico per la prevenzione è il Diabetes Prevention Program (Knowler e colleghi, New England Journal of Medicine, 2002): 3.234 adulti seguiti in media per 2,8 anni. Rispetto al placebo, il programma di stile di vita (obiettivo: perdere almeno il 7% del peso e muoversi almeno 150 minuti a settimana) ha ridotto i nuovi casi di diabete del 58%, la metformina del 31%. Da allora la metformina è il farmaco storico della prevenzione.

Cosa dice il nuovo studio

Il lavoro, guidato da Vinicius de Sousa Barzon Serra della Mayo Clinic in Arizona, è stato presentato alle Scientific Sessions 2026 dell’American Heart Association a Chicago. I ricercatori hanno usato le cartelle cliniche elettroniche della rete TriNetX (104 istituzioni, dati dal 2010 al 2023) e hanno confrontato 256.492 adulti con prediabete e obesità, età media 52 anni, per il 76% donne: metà trattati con un agonista GLP-1 (semaglutide, tirzepatide, liraglutide o dulaglutide), metà con metformina, abbinati per età, malattie e terapie.

Dopo circa tre anni, secondo i dati riportati da Healio, il 37,3% del gruppo GLP-1 era tornato a valori normali di glicemia contro il 29,3% del gruppo metformina; il diabete era comparso nel 25,1% contro il 37% (rischio inferiore del 31%). Anche mortalità, scompenso cardiaco, ictus ischemico, infarto e fibrillazione atriale risultavano meno frequenti tra chi usava i GLP-1.

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Cosa sapevamo già dagli studi controllati

Il risultato non arriva dal nulla. Nel trial STEP 10 (McGowan e colleghi, The Lancet Diabetes & Endocrinology, 2024), 207 persone con obesità e prediabete hanno ricevuto semaglutide 2,4 mg o placebo per 52 settimane: i valori di glicemia si sono normalizzati nell’81% dei trattati contro il 14% del placebo. Ma 28 settimane dopo la sospensione la quota era scesa al 44% (contro 18%), con parte del peso ripreso. Lo studio è stato finanziato da Novo Nordisk.

Nell’estensione a tre anni di SURMOUNT-1 (Jastreboff e colleghi, New England Journal of Medicine, 2025), su 1.032 persone con prediabete, il diabete è comparso nell’1,3% di chi prendeva tirzepatide contro il 13,3% del placebo dopo 176 settimane. Anche qui, dopo 17 settimane senza farmaco, peso e glicemia hanno ricominciato a salire. Lo studio è stato finanziato da Eli Lilly.

I limiti: perché non è un verdetto

  • È un abstract: i lavori presentati ai congressi AHA non sono ancora passati dalla revisione dei pari, come precisa la stessa associazione.
  • È osservazionale: chi riceve un GLP-1 può differire da chi riceve metformina per reddito, assicurazione, accesso alle cure. L’abbinamento riduce ma non elimina queste differenze.
  • Il peso conta: i GLP-1 fanno dimagrire molto di più della metformina. Robert Eckel, ex presidente dell’AHA e non coinvolto nello studio, osserva che probabilmente gran parte del vantaggio dipende da questo.
  • Dati grezzi: le prescrizioni non dicono se il farmaco è stato preso davvero e a che dose; i GLP-1 sono stati considerati tutti insieme.
  • Le linee guida restano prudenti: gli Standards of Care 2026 dell’American Diabetes Association citano i GLP-1 tra i farmaci che riducono i nuovi casi di diabete, ma ricordano che solo per la metformina esistono dati a lungo termine sull’uso a scopo puramente preventivo.
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Cosa significa in pratica

In Europa il prediabete da solo non è un’indicazione dei GLP-1. Secondo la scheda EMA di Wegovy, il farmaco è autorizzato per la gestione del peso con un indice di massa corporea di almeno 30, oppure tra 27 e 30 se c’è almeno una malattia legata al peso, e il prediabete è una di queste. Le differenze tra le molecole le abbiamo spiegate in Ozempic, Wegovy e Mounjaro: le differenze, e cosa succede quando si smette in quanto peso si riprende: un tema che vale anche per la glicemia, come mostrano STEP 10 e SURMOUNT-1.

Il punto di partenza resta lo stile di vita, che nel Diabetes Prevention Program ha fatto meglio della metformina: perdere qualche chilo, muoversi con regolarità, più verdure, legumi e cereali integrali, meno bevande zuccherate. Su quanto si possa ottenere con l’alimentazione trovate i dati in diabete di tipo 2 e remissione con la dieta; per chi è già in terapia con un GLP-1 c’è la guida su cosa mangiare con Ozempic, Wegovy o Mounjaro.

Chi deve parlarne con il medico

Chi ha ricevuto una diagnosi di prediabete, soprattutto se ha anche obesità, pressione alta o familiarità per il diabete, e le donne che hanno avuto il diabete in gravidanza. Chi prende già metformina non deve sospenderla né sostituirla da sé dopo aver letto questa notizia. E i farmaci GLP-1 vanno prescritti e seguiti dal medico: comprarli online o sul mercato parallelo è rischioso.

Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce il parere del medico. Foto di copertina: Jane Korsak su Unsplash.

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